Archive for January, 2010

Primavera o rigido Inverno?

Non mi sembra che dall’ultimo Concilio Ecu-menico sia derivata alcuna ‘affermazione meraviglio-sa della Chiesa’, anzi, Essa ha perduto credito davanti agli stessi avversari, laici e d’altre religioni, nonostan-te essi applaudano al rivolgimento ecclesiastico, aperto allo spirito del mondo.

Della ‘vigorosa fioritura di virtù cristiane’ nemmeno l’ombra! Se c’è stato qualche caso privato e isolato, non è davvero per merito del Concilio!

I ‘fratelli e figli separati dalla Sede Apostolica’ non sono stati affatto ‘invitati e spronati a farvi ritorno’, perché il Concilio ha fatto scoprire non essere necessario il loro ritorno alla Chiesa Cattolica, dato che possono salvarsi anche restando nelle loro eresie che, naturalmente, non sono più considerate tali, ma modi diversi di esprimere la stessa verità. E dire che papa Giovanni XXIII ancora pensava alla loro conversione! Egli non immaginava che il suo Concilio avrebbe eliminato anche questa speranza, questa carità verso chi giace nell’errore e nel pericolo di perdersi.

Simile trattamento di favore, come se la verità fosse qualcosa di com-merciabile, fu riservato pure ai non cristiani, agli ebrei, ai musulmani, ai pagani: ognuno può restare pacificamente nella sua credenza religiosa, purchè sia fedele osservante delle norme e delle direttive dettate dagli uomini. E’ abolito, perciò, ogni genere di proselitismo e si ha cura soltanto materiale degli infedeli.

La Chiesa non è stata ‘illuminata dalla luce di questo Concilio’ (ma quale luce?) – Essa non si è ‘ingrandita di spirituali ricchezze’, anzi, ha perso quelle che aveva – non vi ha ‘attinto forza di nuove energie’, perché ha ceduto di fronte alle pressioni dei suoi nemici modernisti, laicisti, liberali, massoni, comunisti. Essa non può, pertanto, ‘guardare intrepida al futuro’ che non promette niente di buono – vediamo, piuttosto, sprofondare la sua gloria in un baratro, da cui pare impossibile che riesca a risollevarsi per le vie normali del ravvedimento di chi ha provocato tanta rovina.

Gli uomini, le famiglie, i popoli non volgono l’animo alle cose celesti’, infatti, si può constatare un abbandono progressivo della fede e delle pratiche religiose, una totale trascuratezza dell’istruzio-ne catechistica, una diminuzione spaventosa delle vocazioni, maschili e femminili (*), causate dal grande disinteresse verso i valori spirituali, dall’indifferentismo religioso nonché dalla perdita dei principi morali, del senso del peccato e, inutile dirlo, del timore di Dio.

No, i Cattolici di oggi non volgono davvero l’animo alle cose celesti, ma solo a quelle materiali e, se si interessano di religione (religione che non è più religione), è solo per i fini terreni della pace, della prosperità economica, del benessere economico, della concordia e della filantropica convivenza di tutti gli uomini.

Al Concilio non è seguita la sperata, anzi, la profetata ‘Primavera della Chiesa’, bensì un rigidissimo inverno che ha congelato molti cuori, portandoli ad una vera apostasia, o, perlomeno (per ora), ad un cristianesimo insipido ed abbondantemente annacquato. Questi sono i frutti del Concilio, dai quali si può riconoscere quanto infausta sia stata l’idea di convocarlo: se essi non sono tutti originati dal Concilio, il Concilio, tuttavia, non vi ha rimediato, come si sperava.

Questi frutti non erano imprevisti: ci furono, infatti, alcuni che misero in guardia dai pericoli cui si andava incontro, ma furono definiti, per disprezzo, ‘Profeti di sventura’. Dopo più di quarant’anni di generale, rovinoso decadimento, si vede chi avesse ragione: se i ‘Profeti di sventura’ oppure i ‘Profeti di buona ventura’.

Dopo il 1960, anno in cui avrebbe dovuto iniziare, con l’adempimento dei suggerimenti contenuti nel Terzo Segreto di Fatima, l’autentica primavera della Chiesa, non avendosi voluto ascoltare le parole della Madonna, hanno invece avuto inizio il calvario della Chiesa e tutti i mali che ci sono nel mondo, il peggiore dei quali è la lenta (non poi tanto lenta) perdita della fede dei cattolici, foriera di mali ancora più gravi.

Non ci sono dubbi: la crisi della Chiesa è cominciata dal Concilio Vaticano II e dalle esagerate e sconsiderate innovazioni che ne sono conseguite. Da parte del Clero, in generale, specialmente giovane, e dei cattolici superficiali e licenziosi, è stato trovato un cristianesimo facile, piacevole, tollerante e permissivo, a cui non si vorrà in alcun modo rinunciare.

Grazie allo Spirito Santo, in seno alla Chiesa c’è ancora un piccolo gregge, fermo nella fede di sempre, irremovibile nelle sue convinzioni spirituali, risoluto ad andare avanti per la sua strada, che è la strada giusta, agguerrito contro tutti gli attacchi nemici, che non si lascia menare per il naso né sorprendere e trascinare in errore con l’inganno, soprattutto fiducioso in Dio e non negli uomini: è l’esercito fedelissimo alla Santa Tradizione, al Magistero infallibile della Chiesa, forte, come una rocca inespugnabile. E’ proprio questa rocca che i nemici vogliono espugnare ed abbattere – essi sanno bene che, fino a che questa rocca rimarrà inespugnata, il Cattolicesimo non sparirà dalla terra e continuerà ad essere una spina al loro fianco.

 (*) (un aumento strepitoso si nota solo nei numeri delle vocazioni  nei Seminari Tradizionali)

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His hidden life

There is a mysterious lesson to be learned from the Gospel story of our Lord’s life on earth. He became man to save the human race, to instruct men, to preach His Gospel, to found a Church, to establish a doctrine and an organization that should last forever. His own life was planned in all its details by the divine wisdom for that very purpose.

Yet, how that plan contradicts our notions!

We find that, born in obscurity, He – as we might foolishly think – ‘wastes’ thirty years of His life in Egypt and Nazareth, first as the son of a workman and then as a workman himself when He grew old enough. After reaching thirty years of age, He spends three short years – He knew the duration of His life in advance – in the work of preaching His Gospel and instructing a handful of simple folk to form a nucleus of His Church. Then He allows the whole work to end in the apparent failure and shame of the Crucifixion, dying in degradation on the cross, deserted by all His followers, save only His Mother, a few women, St. John, and apparently a few friends in the crowd!

In fact the most surprising thing about His life is not what He did, but all that He left undone. And His whole anxiety seems to have been to complete His public ministry quickly in order to press on to His death. His whole reliance for the result of His life work seems to have been placed on the power and fruit of His death, rather than on the power and fruit of His life. If anything stands out from the Gospel story, it is our Lord’s zeal, rather to die for His Father’s glory than to live for it!

Let us not forget that He is our model. Very few of us, however, are called to imitate His public life. But we are called to reproduce His hidden life, according to our condition. All, too, have to learn the lesson of His preference for death rather than life, and all must be prepared to follow His example. For, if the truth can be told in a few words without exaggeration, it is not so much the extent to which we live for God that is important, as the extent and generosity with which we die for Him.

Most of us are called, like the Holy Innocents, to confess to God’s glory moriendo non loquendo – by dying rather than by living – by the interior life rather than by the active ministry. There are some souls – and their number seems to be increasing today – who are called to die the violent death of martyrdom for God. But there are a great number more who are called to die for God the slow death of humility and abandonment to His will. The trial of the first is short and sharp – that of the latter may last long years, for they shed their blood drop by drop.

We really never exactly know where God is leading us – and we must eventually give up all attempts to know. Very often our own ideas are quite wrong – we are thinking of great works for God, but God is thinking of great love from us. We do not realize the truth of the words of St. John of the Cross: ‘An instant of pure love is more precious in the sight of God, and of the soul, and more profitable to the Church than all other good works put together, though it may seem as if nothing were done’ (Spiritual canticle).

The most valuable part of our life is often that which we esteem least, and the good works in which we think to have done great things for God and His Church may have little real value in His eyes.

Roma – Città Santa

Per un cristiano, due solamente sono le città segnate del sigillo della santità: Gerusalemme e Roma, l’una testimone della morte di Dio, l’altra sede del Capo della Chiesa fondata da Dio. Nessun’altra, per quanto ricca di sacre memorie e di santuari celebri, potrebbe essere comparata ad esse.

Roma fu fondata dagli Etruschi verso la metà dell’VIII secolo avanti Cristo – come confermano le più recenti ricerche.

Il popolo etrusco era famoso per i suoi àuguri, cioè i suoi profeti che predicevano l’avvenire. Ora, alla stessa epoca, sotto Ozia, Re di Giudea, cominciava il periodo di Isaia, il più grande dei profeti prima di Giovanni il Battista e l’annunciatore più chiaro della venuta al mondo e della Passione del Cristo. Così Roma, futura sede della Chiesa del Messia, è contemporanea della più grande profezia messianica.

Ma tra tutte le profezie di Isaia, ce n’è una che si applica, a mio avviso, all’unione futura del popolo romano e della Chiesa del Cristo, alla riconciliazione finale dell’Aquila e della Croce, dell’Impero e del Cattolicesimo. Tutti conos-cono questa immagine famosa, enunciata a due riprese da questo straordinario profeta: “Il lupo dimorerà con l’agnello” – “Il lupo e l’agnello pasceranno insieme” (Is 11,6: 65,25).

Quando si pensa che durante dei secoli il Lupo è rimasto l’emblema, il totem di Roma e che l’Agnello è uno dei più antichi simboli del Cristo, si dovrà riconoscere che Isaia non fu solamente il profeta dell’Incarnazione, ma anche dei futuri destini della Chiesa fondata dall’Emanuele: l’Agnello che vive in pace con il Lupo significa lo sviluppo della religione del Cristo nella capitale dei Cesari. La parola di Isaia si è verificata una prima volta con Costantino il Grande e più tardi con Carlo Magno.

Ma le passioni e gli errori degli uomini non hanno permesso che durasse la perfetta armonia tra il simbolo della forza e quello dell’amore. Tuttavia, dopo diciannove secoli, la religione dell’Agnello di Dio ha il suo centro nella città della Lupa terrena. La profezia si è in parte realizzata quando San Pietro celebrò il suo primo sacrificio a Roma, vicino al Palazzo di Nerone. Ogni cristiano desiderava la realizzazione completa della promessa. Ma la bolla di Pio XI, Infinita Dei misericordia, non fu forse un appello ai lupi perché venissero infine a pascere con gli agnelli?

Destinata a dominare due volte il mondo, Roma sempre fu santa. Già ai tempi di Augusto, Tito Livio poteva scrivere: “Non vi è alcun luogo in questa città che non sia impregnato di religione e non appartenga a qualche divinità … gli dèi la abitano”. Queste parole, in una certa misura, erano esatte. Ma quando Tito Livio (morto nel 17 a.C.) scriveva queste parole, Colui che doveva dare ad esse il loro senso autentico e immortale stava per nascere in Palestina. La pluralità degli dèi pagani fu sostituita dalla Vera Unità. E’ a Roma che l’Inviato del Re dei re fissa la sua residenza perpetua e sui sette colli fa conoscere i sette Doni dello Spirito Santo.

E’ vero che nel corso dei secoli gli uomini non hanno sempre rispettato la santità di questi luoghi e che per la colpa di qualche cattivo servitore dell’Agnello la Roma cristiana ha visto prodursi vergogne e scandali degni della vecchia stirpe della Lupa. Tutto questo non ha potuto, né poteva, cancellare il carattere sacro della Città – carattere indelebile come quello del sacerdozio.

Un Pontefice Unico succedette necessariamente a un Imperatore Unico. La dimora di Romolo divenne la dimora di Pietro e gli dèi di Tito Livio cedettero il posto al Dio crocifisso di Paolo. Non è l’Impero che ha reso il Cristianesimo vittorioso, ma è lui che ha annunciato la Chiesa e l’ha sostenuta nei suoi inizi.

Marriage – A perfect partnership of human limitations

For those who have discovered that the only thing that matters in this life or in the next – the only thing that can give true happiness – is to love and to be loved, married life can be a source of continual and untold suffering, even when on the surface it appears to be a success.

What women may have to suffer in this way, is beyond the power of any man to describe. There are husbands who consider their wives as glorified housekeepers or secretaries, as an ornament in their home and a hostess at their table, a social acquisition, a mere means of pleasure and self-gratification, in fact as anything but as what a wife really is: another and better self, a partner in living, one who is a continual influence for the development of all that is good. So few men realize that a man’s wife is his best friend. So few men realize to what an extent their family life, and in particular that part of their family life which they share with their wife, should be the principal part of their life in this world.

They work for their own ‘advancement’ – whatever that may mean. They have a ‘career’ and they feel everything else must be subordinated to that.

One wonders to what extent educators and the media are responsible for this folly. How many boys leave school with the idea that if they are not going into religion or the priesthood, they can do no better that carve out for themselves a career of worldly ‘success’!  What a return to offer God for all He suffered for us! It is true, of course, that it is desirable that Catholics should stand in society as an asset to it, and that they should have the poise and assurance that success brings. This is especially true in a society where Catholicity is despised or where it has just emerged from a state of siege or of persecution. To that extent, the policy of our educators is, perhaps, justified. But God forbid that we should make an end of what can only be a means to an end!

It is also true that, although a man’s wife has first claim upon his devotion, she has not got the only claim. He has a duty to his parents and to the society to whom he owes his origin and development. In the particular case of a man whose work is of Catholic importance such a work has an added claim upon his time. But if he is married, he is married – and he must devote himself in the first place, adequately and generously to his wife and family. It is utterly wrong, for example, on the excuse of important social work, to rush out on all or many evenings of the week after the evening meal to some philanthropic work or meeting, or even to some exercise of devotion. Yet one often finds good Catholics doing just that. The point is they are giving away something that is not their own – they are stealing from their wives to serve – as they imagine – God. God does not want such service. Far, far better for a man, and more meritorious, to spend the evening at home with his wife, or to take her to some entertainment which they can both share, and so to develop and manifest his love for his wife and their community of life. He will find Christ in his wife on such occasions more certainly, more fruitfully and more intimately than he will in all his needy neighbours, or even – I would venture to say – in a visit to the Blessed Sacrament. For Christ is present and is to be received wherever His will is to be done – and His will is that they whom He has joined together should not be put asunder by any man.

There are other sufferings that women have to undergo in secret. There is the shy husband who will not tell his love, the timorous man who is afraid to let his wife know his love for her, the man with that peculiar, but by no means unusual, habit which makes him set his face and assume a mask of solid indifference when his wife shows her affection for him in any way, despite the fact that there is a song in his heart that seems unending. There is the husband who has no tact, there is the husband whose sense of humour manifests itself by teasing. There is the man who always patronizes his wife and who will never show her any deference in public. But there is no need to extend the list – it could not be completed even in a book. It is however clear that nothing but a deep spiritual life will enable a woman to sustain such continual disappointment and suffering and still remain happy. God will always fill the void in her heart.

Of course, it is not always the man who fails to reach ideal standards. Not every single wife brings to marriage a sufficiently high ideal of self-surrender and self-sacrifice. And failure on the woman’s side has more far reaching consequences than on her husband’s. Both man and wife have need of a spiritual life to succeed in their own individual part, and to sustain the effects on them of failure by their partner.

The ideal is a high one, and the difficulties of married life are far from negligible. Only the continual grace of God can make such a life successful. Only the grace of God can make it possible for a man or a woman to live, as it were, in front of a mirror, with somebody who knows one in ways better than one knows oneself, who can see through all one’s self-deception, and realize all the motives behind one’s every action.

No low standard can be safely set for husband and wife than to be ‘another Christ’. So much so that the ideal of Christian marriage can be stated in St. Augustine’s words: ‘And there shall be one Christ loving Himself’.


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Archangel Gabriel

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Another beautiful day! Praise the Lord.

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THE LATIN MASS


The most beautiful thing this side of heaven!




FALANGI, TRUPPE, DIVISIONI CORAZZATE. ECCO CHE AVANZA IL NUOVO CATTOLICO: INNAMORATO DI GESU', INTRANSIGENTE, MOVIMENTISTA, IL CROCIATO DEI VALORI, IL SOLDATO DI CRISTO, UN CUORE TRADIZIONALISTA, AMANTE DELLA MESSA DI TUTTI I TEMPI ...



e-campagna: Io sto con il Papa

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Dopo due millenni di studi, di ricerche e di esplorazioni scientifiche, la genesi del canto gregoriano resta un mistero irrisolto


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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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Don't consider abortion ...


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WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.