Archive for July, 2009

Ascoltare significa tacere

Il cuore dell’uomo è un mistero che solo Dio conosce fino in fondo.  Il cuore dell’uomo è un disordine di pensieri, di simpatie, di affetti, di gelosie, ecc. Noi stessi non riusciamo a capire quello che accade dentro di noi, e per questo sentiamo il bisogno di esprimerci, di confidarci, di parlare di noi, di farci incoraggiare. Cerchiamo lo sfogo, l’appoggio.  Cerchiamo il conforto degli altri.

Qualunque sia il fratello che chiede di parlarci, qualunque sia l’argomento che viene ad esporci, rendiamoci disponibili per ascoltarlo.

Saper ascoltare è uno dei migliori atti d’amore.

 listening

Non diciamogli di finirla, d’andarsene, perché ci ha stancati o perché abbiamo altro da pensare.  Facendo così dimostriamo al nostro amico il nostro egoismo e la nostra mancanza di sensibilità.  Ascoltare significa tacere.

Chi sa ascoltare, sa tacere a tempo e al momento giusto.  Non dice quello che può nuocere, che può far male, che può umiliare e offendere.  Quasi sempre il silenzio è oro e il saper tacere è molto più prezioso del saper parlare.  Se lui si dilunga in un racconto noioso, invitiamolo a giungere al punto giusto, dimostrando interesse, ma non interrompiamolo.  Facciamolo parlare, affinchè possa con franchezza e senza timore, dire tutto quello che deve dire e che lo tormenta.  Non interrompiamolo dicendogli che quel che gli è capitato è successo anche a noi.  Che il suo problema è identico al nostro.

Egli è venuto per confidarci il suo problema, non per ascoltare il nostro. Ascoltare vuol dire interrogare.  Dare modo al nostro interlocutore di esporre il suo pensiero, con calma, in modo da sentirsi a proprio agio … se tace, facciamolo parlare, perché molte volte è solo questione di incoraggiamento.  Egli attende solamente che qualcuno lo inviti a mettere fuori ciò che non riesce più a trattenere dentro.  Ricordati che saper parlare è un dono di molti, saper tacere è una saggezza di pochi, ma saper ascoltare è una generosità di pochissimi.  Gli uomini hanno un grande bisogno di parlare, ma più ancora di qualcuno che li ascolti.

Lo! the sacred Host we hail

BENEDICTION was at 5.00 pm.  At half past four the Church was full, the benches crowded, the people kneeling in the aisles … it is in Benediction that hundreds find the only visible beauty that shines out on the drabness of their lives, like stars burning into a grey twilight.

It is an easy and sweet ceremony, with the singing of hymns (my favourite has always been the “Tantum ergo sacramentum …”), and the relief of prayers spoken out loud, a sweetness, a gentleness, a goodnight to the little flock …

Father Christopher unlocked the Tabernacle door and lifted out the Sacred Host.  Walking carefully and slowly, as St. Joseph might have done when Our Lady put the Divine Child into his arms to carry, he went up to the Altar, up the tiny steps, and set the great Monstrance on its throne.

1Again there was a lurching forward, a rattling and creaking and dropping as the congregation plunged and dived down into adoration.

The heads of the children went down, the rows of the boys’ heads, like round knobs of unpolished wood. One tiny little girl, a First Communicant of the year, squinted through her locked fingers, and screwed up her eyes, to see the gilded rays of the Monstrance blurred as if they were real glory …

Again the bell rang out, loud and sweet and solemn, the bell of Benediction.

It shivered into silence.

3Silence possessed the people.

Silence possessed our souls.

Not the silence of emptiness, but of fullness, of a crescendo of expec-tation, like a towering wave, gathered to the whole of its strength, lifted up to its full height, pausing in the moment of its utmost integrity, before rolling on, to fling itself forward and break upon the rocks.

Father Christopher lifted the great Monstrance above the bowed heads, held it up for a moment before his plain face, suffused with love, as if he held the sun up, burning in his hands.  Slowly he made the Sign of the Cross with it, lowered it onto the Altar and knelt before it.

The flowers on the Altar breathed the shimmering breath of the candle flame.

The incence rose in straight blue lines through the haze of gold.

2“Blessed be God”, said the priest, and the wave broke, surging, tumbling, rushing forward in a torrent of praise.

“Blessed be God”, roared the people …

Now the “Adoremus” rose, gentle as a caress and flowing over the Sacred Host, as Father Christopher lifted It from the Monstrance, put It back into the Tabernacle and locked the door.

That’s how I remember Benediction.

… e l’anima?

Praticamente l’unico argomento che un vecchio professore, amico di famiglia, trattava quando ci veniva a trovare era la sopravvivenza dell’anima o l’eventualità di un’esistenza post mortem. Di questo ci parlava nelle domeniche pomeriggio di quegli anni vissuti a Kuala Lumpur, accompagnato dalla pioggia che picchiava alla finestra e dai sibili del vento in giardino.  uomo pensieroso - rembrandtQualche volta chiese il nostro parere, che ascoltò con attenzione, non come avrebbe fatto un maestro indulgente osservando i passi dei suoi discepoli, bensì come chi è di fronte a una complessa tessitura musicale e in quella sinfonia deve riconoscere un certo suono minore, deter-minarne l’autenticità.

“Nulla”, ci disse uno di quei pomeriggi di cui tutto ho serbato, al punto che mi pare di poter ripetere qui parola per parola il suo discorso, “nulla scompare.  Mai.  La stessa parola ‘scomparsa’ implica l’idea che l’universo sia definitivo, e che si possa scomparirne.   E invece  n  u  l  l  a”, enfatizzava la parola allungandone la dizione, “nulla mai uscirà dall’universo. E nemmeno vi entrerà”. Nemmeno un grano di polvere potrebbe mai scomparire o aggiungersi. La materia si reincarna in energia e l’energia in materia, gli atomi si aggregano e si separano, tutto cambia e si tramuta, ma nulla può passare dall’essere al non-essere.

Nemmeno un filo di capello sulla coda di un virus. Il concetto di infinito è del resto un concetto aperto, infinitamente aperto, ma al tempo stesso chiuso ermeticamente: senza via né d’uscita né d’ingresso.

Un sorriso furbo-ingenuo si diffondeva come luce d’alba sul paesaggio di rughe del suo viso ammiccante: “E allora perché, forse qualcuno potrà spiegarmi perché continuano a dirmi che l’unica cosa che non è compresa in questo insieme, l’unica in assoluto destinata ad andarsene al diavolo, a diventare non-essere, l’unica cosa  per la quale è previsto l’annientamento totale nell’immensità di un universo in cui nemmeno un solo atomo potrà mai trasformarsi nel nulla, l’unica cosa debba proprio essere la mia povera anima?  Insomma, un granello di polvere e una goccia d’acqua godono della vita eterna, benché sotto spoglie diverse, tutto, insomma, fuorchè la mia anima?”

A touch of His garment …

He called her 'daughter'

Reading from the Gospel of St. Matthew on the woman haemorrhaging blood for twelve years, my thoughts lingered on the strong contrast that is presented to us: the woman – alone, silent, humble, full of faith – and “the minstrels and the multitude” – noisy, intrusive, cynical, hard of heart.

Our Lord says to the woman, “Be of good cheer”.  The Son of God calls her “daughter”.  But to the others His words are short: “Give place”.

And we are told by St. Matthew that He would not enter the house of the ruler whose daughter appeared to be dead until the minstrels and multitude were “put forth”.

Is not that lone woman perhaps an outstanding example of what modern spiritual writers might describe as “human come to full stature”?  She is reticent, furtive, unassertive and diffident, holding her peace instead of speaking out.  No.  If she serves as an example, she will more likely remind us of the common portrait of the much-caricatured “pre-Vatican II Catholic”, silent at Mass, head bowed in humble adoration, mumbling Paters and Aves as the great Mystery unfolds at the altar, content with a glimpse of the Host and the Elevation, “a touch of His garment”.

Much contemporary scorn has been heaped upon such as she, while the minstrels and the multitude, for their part, have seemingly prevailed, even invading the sanctuary with their noisy and noisome clamour, minding “earthly things”, fully and – loudly – confident in their position and possessions.

Yet we cannot fail to see that it is the confident and assertive minstrels and multitude that end by being excluded by the Son of God from His great Work.  But the shy and diffident invalid, of no interest to the mob and unable to draw from them notice or compassion, merits the Divine encounter that wins her far more than just the healing of a flow of blood.  

She does not disrupt, as the mob does, the Presence with her noise.

Her conversation, unlike theirs, is “in heaven”.

Sentimenti di inadeguatezza

Non li contiamo più gli uomini afflitti dal senso di inferiorità.

supermanNella sempre più assurda competizione per raggiungere posizioni di privilegio o di dominio,  molti restano al palo e coltivano sentimenti di inadeguatezza e di fallimento.  O sei primo o non sei nessuno – o spadroneggi in ogni dove o puoi sparire.  Una logica demenziale dove a perdere sono tutti, ma purtroppo, nella difficoltà di trovare punti di accoglienza e di vera fraternità, questa logica guadagna spazio e complica ancora di più il quadro umorale di tante persone.

Eppure l’unica strada percorribile, l’unica uscita di sicurezza è la riscoperta della comunità.

Immergendosi in una positiva rete di relazioni alimentate dal rispetto e da quella carica spirituale, che è insita nel Vangelo, il soggetto, compresso dal disagio di sentirsi nessuno e di non contare nulla o assai poco sulla scena di questo mondo, risale la corrente, capisce che non deve essere Superman per avere diritto di cittadinanza nella vita e comincia a svalutare ciò che prima gli sembrava essenziale.

Da lì è facile scoprire la bellezza del dono di sé e della condivisione di ogni vita umana, che ti capita di incontrare sulle strade della vita.  Chiediamoci con grande onestà quante volte abbiamo spianato la strada di persone, che avevano una bassa considerazione di sé ed erano entrate nella zona della sfiducia sistematica.

Riuscirci è davvero un grande atto d’amore che riapre le porte chiuse dell’anima.

Scrive Anselm Grun: “La guarigione del senso di inferiorità passa attraverso la comunione.  Non la concentrazione su se stessi, non la ricerca di riconoscimenti, ma la disponibilità di darsi agli altri, di condividere la loro vita.  Nella convivenza sento di avere valore, di essere un membro accettato dell’umanità”. 

Christian Art

Church crucifix, BerlinAn important attribute of beauty is that it naturally draws one to contemplation.  Whenever we see (or hear, in the case of Music) something really beautiful, it naturally draws our intellects into considering it.  This is also why we can sit for a long period of time looking at a sunset or a view of a range of mountains.  On the other hand, we tend to ignore or be repulsed by things that are really ugly.

modern church crucifixIf  an oil painting has both a Christian theme (i.e. it is about Our Lord, Our Lady, a saint or some mystery of the Faith) and it is beautiful, it will naturally draw people to contemplate that which is extolled by the art.  The beauty of the art will draw us to contemplate the art, and the Christian theme will provide the subject matter of contemplation.

Church crucifixHow many of you have walked into a modern Catholic church and seen a statue that lacked clarity and could not figure out what it was?  What happens?  One ends up spending all his time trying to figure out what or who it is and what the author had in mind rather than kneeling in front of the statue, with the beauty of the statue naturally drawing one to contemplate the mystery or virtue portrayed.

Contemplation and prayer are intimately connected – in fact, prayer is sometimes called contemplation.  Often contemplation has a more restricted sense within the various levels of  prayer, but the point is that contemplation is naturally an activity of the mind.  Chagall's PietàPrayer is the lifting of the mind and heart to God – and so, if a statue is beautiful, it will naturally draw one’s mind, and the beauty will make it much easier for one’s will to follow. But, if the statue is ugly, then one’s prayer is done in spite of the statue, not because of it.

It appears today as if  some members of the Church have no or very little aesthetic sense, because they are building churches that are ugly and they are putting statuary in the churches that are equally hideous.  We wonder why mental prayer has collapsed?  Statues are unrecognizable and we wonder why the cult of saints has imploded?

Our Catholic culture teaches that puMichelangelo's Pietàrity, modesty, truth and temperance are virtues.  If they are, why do some of the new churches not contain statuary to give one the impression of purity by the clarity of statues? Why aren’t the statues representing modesty and humility by portraying saints with hands folded like the humble slave? As Catholics, we believe that the desire to lead a life according to truth is necessary for salvation, and yet we have statues and churches that bear no resemblance to the true beauty of the doctrines of our Church.

Most probably those that build and adorn these churches do not believe the same things we do.  How crucial then is authentic orthodox faith, in submission to the teaching authority of the Church, to Christian Art!  Beautiful Christian Art ultimately exists to lift our minds to God, Who is that for which all things strive.

Caro prete ti scrivo …

Ti ho incontrato ieri, in un bar, con pantaloni beige e una camicia aperta fin quasi alla cinta e vorrei ricordarti che  l’obbligo dell’uso dell’abito ecclesiastico non è una fisima conservatrice o reazionaria, né tanto meno una esasperazione dei fedeli legati alla Tradizione.

Massimo, Simon e Carl

Il Codice di Diritto Canonico vigente dice: “I chierici portino un abito ecclesiastico decoroso secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali”.  E stabilisce che “Salve le prescrizioni per le celebrazioni liturgiche, il clero in pubblico deve indossare l’abito talare o il clergyman”.

Il Direttorio della Congregazione per il Clero così recita: “In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero – uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri – sia riconoscibile agli occhi della comunità, anche per l’abito che porta, come segno inequivocabile della sua dedizione e della sua identità di detentore di un ministero pubblico.  Il presbitero dev’essere riconoscibile anzitutto per il suo comportamento, ma anche per il suo vestire in modo da rendere immediatamente percepibile ad ogni fedele, anzi ad ogni uomo, la sua identità e la sua appartenenza a Dio e alla Chiesa.  Il non uso dell’abito ecclesiastico da parte del chierico può manifestare un debole senso della propria identità di pastore interamente dedicato al servizio della Chiesa …”.

Il mancato uso dell’abito ecclesiastico non è qualcosa che attiene alle disquisizioni più o meno puerili tue o dell’altro buon prete che conosci, ma attiene alla plateale disubbidienza di preti che se ne infischiano della Chiesa e delle sue leggi.  Ma, cosa ancora più grave, attiene anche alla ormai eclatante desistenza dell’Autorità: né i vescovi né la Santa Sede si preoccupano minimamente di rendere il comportamento dei preti coerente con gli obblighi da essi stessi liberamente assunti, avallando di fatto una situazione che suggerisce a chiunque l’idea che la Chiesa, in fondo, non è altro che una qualsiasi ‘repubblica’.

Ora, se nella Chiesa ognuno può fare come gli pare, e per primi voi preti, come si potrà mai pretendere che i fedeli rimangano fedeli, appunto, alle leggi del Signore?  E se voi preti siete liberi di fare quello che più vi aggrada, come potete mai pretendere di essere ascoltati con un minimo di autorevolezza quando predicate dai pulpiti?


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Another beautiful day! Praise the Lord.

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THE LATIN MASS


The most beautiful thing this side of heaven!




FALANGI, TRUPPE, DIVISIONI CORAZZATE. ECCO CHE AVANZA IL NUOVO CATTOLICO: INNAMORATO DI GESU', INTRANSIGENTE, MOVIMENTISTA, IL CROCIATO DEI VALORI, IL SOLDATO DI CRISTO, UN CUORE TRADIZIONALISTA, AMANTE DELLA MESSA DI TUTTI I TEMPI ...



e-campagna: Io sto con il Papa

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Dopo due millenni di studi, di ricerche e di esplorazioni scientifiche, la genesi del canto gregoriano resta un mistero irrisolto


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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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Don't consider abortion ...


... give a child the chance to tell you how much life is appreciated



WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.