Archive for the 'Fede e Tradizione' Category

Documenti vivi

Desidero condividere con voi poche righe di un bellissimo articolo di Paolo Risso, tratto dalla Rivista Settimanale dei Francescani dell’Immacolata e intitolato ‘Sii tu Suo documento’ (n. 18, 9 maggio 2010). Un consiglio che viene dal cuore: abbonatevi! (e io, di solito, non faccio mai pubblicità).

‘… Il miracolo più grande, però, è quello che riguarda la libera volontà dell’uomo (che può opporsi, benché, suo malgrado, anche al suo Signore e Dio). Eppure anche questo miracolo avviene.

E’ forse facile vivere casto e vergine, ognuno secondo il proprio stato di vita, secondo la Legge di Dio, per tutta la vita? Non c’è forse in noi, come una forza di gravità che trascina, a tutte le età, verso il basso come su una china sdrucciolevole e melmosa? Con piena sincerità lo riconoscevano il poeta pagano Ovidio (‘vedo il bene e l’approvo e tuttavia faccio il male’), l’ardente apostolo San Paolo, il convertito Sant’Agostino e mille altri, con umiltà e verità.

Eppure, nella Chiesa di ieri e di oggi, ci sono i Santi, uomini e donne di carne come noi, i Santi che sono vissuti vergini e casti, secondo la loro condizione di vita, lasciando brillare in loro lo stupefacente fascino del Cielo calato sulla terra delle loro esistenze, della limpida acqua di sorgente che scorre piena di luce anche nella ‘pianura’ della quotidianità e dei detriti di ogni genere.

Possibile a forze soltanto umane? No, possibile a Gesù vivo, il Vergine per eccellenza che opera in loro, in noi, se lo lasciamo operare, e ci fa dono della sua bellezza divina. Pensa, ai vergini e ai puri di cuore dell’antico impero putrescente di Roma e nel corrotto e corruttore di oggi.

Ma c’è di più ancora tra i Santi. Forse che è facile donare il proprio denaro, togliersi il pane dai denti per darlo agli altri che ne hanno bisogno? Forse che si può fare, come bere un bicchier d’acqua, il dono della propria esistenza, rinunciando a tutto – famiglia, posizione economica, carriera, affetti personali, comodità – per dedicarsi completamente alla preghiera e a Dio solo in un monastero o sacrificarsi per il prossimo, vicino e lontano, fino a rischiare la propria vita e a immolarla, magari sotto i colpi incoscienti o malvagi di chi si è beneficato? E tutto questo per amore a Gesù solo?

Eppure, nella Chiesa, dai primi dodici Apostoli, fino a San Damiano de Veuster, a San Massimiliano Kolbe, a San Pio, per citare i vertici più illustri, senza dimenticare le umili suore, i veri missionari rotti a tutte le fatiche per Gesù, questo miracolo incomparabile di vite donate in continua oblazione di carità, esiste a milioni.

Un giovane di 20 anni, scosso dentro, mi faceva notare: ‘Gli illuministi, i laicisti, gli atei che combattono la Chiesa e predicano la filantropia (l’amore all’uomo, i diritti dell’uomo, senza Dio), fuggono quando c’è il colera, mentre a morire in servizio agli ‘appestati’ di ogni genere vanno le suore, i sacerdoti e i vescovi della Chiesa’ e, dico io, con loro i cristiani migliori!

Forse che questo è possibile a forze soltanto umane? Chi ha convinto quella bella ragazza di Trofarello (Torino), Modesta Ravazzo, a partire missionaria tra i lebbrosi della Colombia e poi a chiedere a Dio che la rendesse lebbrosa per condividere in tutto la vita delle bambine colpite dal medesimo terribile morbo e lasciate sole? Chi può fare di un uomo geniale e affascinante come Re Baldovino del Belgio (1830-1993), un grande statista e insieme un monaco sul trono, con una forza di donazione a Gesù che incantava persino i dirigenti atei dell’Est Europeo? Chi gli ha dato la luce e la forza di abdicare al trono ‘disposto ad andare e mendicare, io e la regina Fabiola, piuttosto che firmare la legge che permette l’aborto’?

E’ solo Gesù vivo che compie dei miracoli vivi così. E’ solo Lui, il Crocifisso per amore di Dio e dei fratelli, il Risorto che opera nelle anime, a poter continuare a vivere la sua medesima avventura di dedizione nella Chiesa e nei suoi Santi, proprio secondo la sua promessa: ‘Chi crede in me, compirà le mie opere, anzi ne farà di maggiori’ (Gv 14:12)

Sono soltanto alcuni esempi. La Chiesa, soltanto la Chiesa Cattolica, ne possiede a migliaia, a milioni anche oggi. Chi scrive si è addentrato un po’ (bagnandosi appena la punta delle mani!) tra questa folla immensa che nessuno può contare, di ogni razza, popolo e lingua che sono i Santi, e ogni volta che ne incontra uno tocca che sono essi i miracoli più grandi di Dio, i ‘documenti vivi’, più veri e più significativi di Gesù Cristo Crocifisso e Risorto.  …’

Ascensione del Signore

La festa di oggi ci invita a guardare il cielo come la nostra stabile dimora – ma anche a testimoniare con sacrificio la gioia di essere uniti a Gesù.  Una ‘struggente nostalgia’ deve invadere il nostro cuore, come leggiamo nelle vite dei santi:  il pensiero del cielo deve affascinare la nostra esistenza. Là siano fissi i nostri cuori dov’è la vera gioia.  Dove là?  Nel cielo ossia in Dio che è nel nostro cuore e che un giorno ci comunicherà la sua stessa gioia, che è il paradiso.  Gesù ostia è qui con noi.  Lui è il paradiso.

Dovremmo ripetere continuamente come i santi:  ‘Paradiso, paradiso, sei il mio grande sospiro, molto più delle nozze, della laurea, di ogni promozione, di ogni ricchezza, grandezza, onorificenza …’

La felicità del paradiso è partecipare allo stesso amore di Dio che ama (Padre), che è amato (Figlio) e che è Amore (Spirito Santo).

Santa Teresa d’Avila  racconta nelle sue opere:  ‘Mentre partecipavo a Messa vidi il corpo glorioso di Gesù.  Era di una bellezza e di una maestà incomparabili.  Se in cielo ci fosse solo il godimento della bellezza dei corpi gloriosi, se ne avrebbe una beatitudine immensa.  Gesù si mostrò a me adattandosi alle mie misere condizioni terrene.  Che cosa sarà in cielo dove si gode il corpo glorioso in tutto il suo splendore?  Io parlo solo del corpo di Gesù, ma che cosa sarà l’anima e che cosa la sua divinità?’ Continua santa Teresa:  ‘Ho visto meraviglie che non so descrivere.  Erano e sono inimmaginabili: la più piccola di esse mi colmava di gioia e mi faceva vedere la vanità e la ridicolezza di tutte le cose terrene.  Un immenso gaudio mi inondava anima e corpo.  Il Signore mi disse:  Vedi, figlia mia, che cosa perde chi si fa mio nemico? Dillo a tutti perché nessuno abbia a ripetere che nessuno mai ha visto il paradiso. Avrei voluto stare sempre lassù.  Le cose della terra mi sembravano spazzatura …  Mi scomparve quella paura strana e istintiva del pensiero della morte.  E’ felicissimo di morire chi serve e ama Dio: in un attimo, e neanche un attimo, si esce da un carcere per andare alla gioia, alla vita, alla soavità, all’amore senza fine.  Là si trova la nostra casa paterna.  In terra siamo in esilio.

(The Church has always celebrated Ascension Day on the 40th day after Easter Sunday and it always falls on a Thursday. It marks the end of Rogationtide.
Ten days after Ascension Day is Pentecost which marks the coming of the Holy Spirit to the disciples in prayer with Our Lady).

Partecipare con fervore

La vera partecipazione attiva alla Santa Messa è quella che ci rende vittime immolate come Gesù, che ottiene lo scopo di ‘riprodurre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù’ (Pio XII), dandoci ‘la comunanza dei patimenti di Cristo e la conformità alla Sua Morte’ (Fil 3:10). San Gregorio Magno insegnava: ‘Il Sacrificio dell’altare sarà per noi un’Ostia veramente accetta a Dio, quando noi stessi ci faremo Ostia’. Per questo nelle antiche comunità cristiane i fedeli, per la celebrazione della Santa Messa, con a testa il Papa, si recavano in processione all’altare in abiti di penitenza, cantando le litanie dei Santi. Effettivamente, nell’andare a Messa, noi dovremmo ripetere con San Tommaso Apostolo: ‘Andiamo anche noi a morire con Lui’ (Gv 11:16).

Quando Santa Margherita Alacoque ascoltava la Santa Messa, guardando l’altare, non mancava mai di dare un’occhiata al Crocifisso (sempre al centro) e alle molte candele accese. Perché? Per imprimersi bene due cose nella mente e nel cuore: Il Crocifisso le ricordava quel che Gesù aveva fatto per lei, le candele accese le ricordavano quel che lei doveva fare per Gesù, ossia: sacrificarsi e consumarsi per Lui e per le anime.

Ogni giorno il re di Francia, San Luigi IX, ascoltava la Santa Messa in ginocchio, sul nudo pavimento. Un valletto una volta gli offrì un inginocchiatoio, ma il re gli disse: ‘Nella Messa Iddio si immola, e quando Dio si Immola anche i re si inginocchiano sul pavimento’.

Per partecipare così alla Santa Messa, il modo più semplice e fruttuoso è quello di impegnarsi a seguire attentamente il Sacerdote all’altare con l’aiuto del proprio messale. Così si vinceranno più facilmente le distrazioni e la noia (né la domenica si andrà in cerca – come fanno molti – della Messa più breve e più animata perché non vedono l’ora che finisca!).

Un giorno il papà di Guido di Fontgalland chiese al figliolo in che modo occupare tutto il tempo della Messa. ‘Durante la Santa Messa – rispose il santo ragazzo – la sola occupazione è di seguirla. Basta leggere con il Sacerdote le preghiere che egli recita all’altare, sono bellissime …’ E’ la stessa risposta che San Pio X diede a chi voleva sapere quali preghiere recitare durante la Santa Messa: ‘Seguite la Santa Messa, dite le preghiere della Messa!’

Anche San Pio da Pietrelcina, che amava la Messa di sempre più di ogni cosa, diceva spesso: ‘Nell’assistere alla Santa Messa accentra tutto te stesso al tremendo mistero che si sta svolgendo sotto i tuoi occhi: la Redenzione della tua anima e la riconciliazione con Dio’. Una volta gli venne chiesto: ‘Padre, come mai lei piange tanto durante la Messa?’ ‘Figlia mia’ – rispose Padre Pio – ‘che cosa sono quelle poche lacrime di fronte a ciò che avviene sull’altare? Torrenti di lacrime ci vorrebbero!’ E un’altra volta ancora gli fu detto: ‘Padre, quanto le tocca soffrire a stare per tutta la Messa in piedi, poggiato sulle piaghe sanguinanti dei piedi!’ e lui rispose: ‘Durante la Messa non sto in piedi – sto appeso’. Che risposta! Le due parole ‘sto appeso’ esprimono fortemente al vivo quell’essere ‘concrocifisso con Cristo’ di cui parla San Paolo (Gal 2:19) e che distingue la vera e piena partecipazione alla Messa dalla partecipazione vana, alla carlona, magari chiassosa.

Bellissimo è anche il piccolo episodio che si legge nella vita di San Benedetto. Un giorno, durante la Santa Messa, appena pronunziate le parole : ‘Hoc est  enim corpus meum’, San Benedetto udì una risposta proveniente dall’Ostia appena consacrata: ‘E’ anche il tuo, Benedetto!’ La vera partecipazione alla Santa Messa ci deve rendere ostia con l’Ostia.

Quando si è compreso che la Santa Messa ha un valore infinito, non fanno più meraviglia l’amore e la premura dei Santi nell’ascoltarla ogni giorno, anzi nell’ascoltarne ogni giorno più che potevano. Sempre Padre Pio un giorno disse ad un penitente: ‘Se gli uomini comprendessero il valore della Santa Messa, ad ogni Messa ci vorrebbero i carabinieri per tenere in ordine le folle di gente nelle Chiese’.

Maggio – il Mese della Madonna

In questo mese, riflettendo su ognuno dei momenti su Maria raccontati nei Vangeli, potremo avviare quel confronto tra la storia della vocazione della Madre di Dio e la nostra storia di vocazione.

Forse vi chiederete: è legittimo riferire a un semplice fedele l’avventura spirituale di Maria?

Risponde un santo monaco contemporaneo di Bernardo, Isacco, terzo abate del Monastero della Stella:

‘Ogni anima fedele può essere considerata, nella sua maniera propria, sposa del Verbo di Dio e madre di Cristo, figlia e sorella, vergine e feconda’ e il santo abate conclude: ‘Erede del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ciascuna anima fedele’ (Universaliter Ecclesia).

Non è dunque una presunzione confrontare la nostra storia di vocazione con quella di Maria – è invece una precisa esigenza della vita spirituale di ogni cristiano.

Sanctum Rosarium

Next to the cross itself, the most ubiquitous symbol of Catholic devotion is probably the rosary. Usually, in the shorter five-decade form, ‘the beads’ are the basis for the private prayer life of countless millions of people throughout the Church in every land.  

In the Catechism of the Catholic Church we learn that ‘medieval piety in the West developed the prayer of the rosary as a popular substitute for the Liturgy of the Hours’. In fact, in a concise and miniature re-presentation of the Liturgy of the Hours and the liturgy calendar, the rosary takes us through the mysteries of Christ’s redemption. We make the journey mystery by mystery.  While reciting a decade of the rosary, one is expected to meditate on the particular mystery for that decade and on its meaning in our life. Thus we proceed bead by bead, using the words in the New Testament to engage us as we turn our mind and heart to the mystery before us.

The rosary is an exceptionally versatile instrument of prayer. It can be prayed privately as an individual or collectively as a small community. It combines vocal prayer with meditation and can be utilized in almost any setting. I find, as do so many others, that reciting the rosary while driving not only converts a time-consuming activity into a moment of communion with God, but also helps reduce the frustrations and temptations to impatience and anger that are increasingly a part of driving in urban settings.

There is a long-standing tradition in the Church that encourages us to offer each decade of the rosary for a particular intention. In this way we are able to call to mind and place before God our needs and those of our loved ones, our petitions for the good of the Church and our human community. Perhaps you might frequently include as an intention for one of your decades the intentions of our Holy Father, Pope Benedict XVI.

Durante un ricevimento di nobili inglesi a cui erano stati invitati anche famosi artisti e, tra questi, il compositore Joseph Haydn, venne discusso, tra le altre cose, il problema sul modo con cui un artista si dispone a creare in se e intorno a se l’atmosfera adatta per comporre un’opera d’arte, sia essa un dipinto o una poesia o un brano di musica.

Io devo bere almeno una caraffa di vecchio vino d’Oporto’, disse un pittore paesaggista inglese d’alto rango e fama, ‘dopodichè mi sento in forma’. Un altro invitato, un noto pittore scozzese, esclamò: ‘Io ho bisogno di qualche bicchiere di Champagne, poi … nella mia mente spuntano le migliori trovate’. Finalmente fu la volta di Haydn, il geniale creatore di composizioni musicali. Era considerato l’artista più ragguardevole in quel convegno, una vera perla di inestimabile valore. Tutti erano impazienti di conoscere a quali mezzi stimolanti ricorresse il maestro prima di accingersi alla creazione di un’opera d’arte.

Haydn esitava a rispondere, ben sapendo che tra i convenuti c’erano aristocratici frivoli e artisti di vario livello. Ma poi, tutto cerimonioso, infilò la mano destra nella giacca e mostrò ai presenti molto sorpresi, un rosario. ‘Io’, disse con semplicità e modestia, ‘sono solito a pregare prima di mettermi a comporre’.

Colonna e sostegno della Verità

Non possiamo non ammirare e riflettere su quanto sia bello che Dio abbia dotato la Chiesa di una voce infallibile, che trasmette la verità cristallina, evitandole di naufragare nella tempesta di opinioni e pareri personali, disordinati e disarmonici, che succede quando non si segue la verità. Qualcuno dirà che questo costituisce un appoggio, e un altro più audace dirà che il dogma limita la libertà. Niente di più contrario alla realtà. Qual è l’insensato capace di affermare che le leggi del traffico schiavizzano gli autisti e gli coartano la ‘libertà’ di entrare in collisione con altri veicoli o di investire i pedoni? E chi non vede l’utilità del corrimano sulle scale per evitare gli incidenti?

Per questo, Dio si è degnato di adornare la Sua Chiesa, ‘colonna e sostegno della verità’ (1 Tm 3:15), con il gioiello prezioso che è l’infallibilità papale, grazie alla quale sappiamo e crediamo che il Sommo Pontefice, assistito direttamente dallo Spirito Santo, non si sbaglia in materia di Fede e di morale. Questo dà alla Chiesa un fondamento solido come una roccia. Anche se la tempesta minaccia di sommergerla, possiamo confidare nella sua continuità, poiché non trascurerà di compiere la parola del Signore secondo la quale le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei (Mt 16:18).

Solo nella verità e nell’amore – in una parola, solamente in Dio – la creatura umana può soddisfare la fame e la sete di pienezza che porta in se stessa. Lontano da Dio si trovano solo tenebre, errore e confusione. Abbiamo bisogno di riconoscere che siamo deboli, limitati e contingenti – la nostra intelligenza, con il peccato originale, si è oscurata e la nostra volontà  è diventata incline al male. Tuttavia, Dio, nella Sua misericordia, ha disposto la soluzione e ci ha concesso con infinita generosità tutti i mezzi di cui abbiamo bisogno per raggiungere la felicità alla quale aneliamo. Senza dubbio, fin tanto che il cuore degli uomini non si volgerà verso il suo Creatore e Signore, non troverà la pace, la tranquillità, la felicità – infatti, come ha detto Sant’Agostino: ‘Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore, fin tanto che non riposa in Te’.

Chi ci deve condurre alla Verità è lo Spirito Santo, secondo la promessa di Cristo agli Apostoli: ‘Ma quando verrà il Paraclito, lo Spirito della Verità, vi insegnerà tutta la verità, perché non parlerà per se, ma dirà che cosa ascoltare, e vi annuncerà le cose a venire’ (Mt 26:13)

La stella che ci guida fino al porto della Verità è la Vergine Immacolata. Ella ci indica come procedere, come nelle nozze di Cana, quando ha detto ai servi: ‘Fate tutto quello che vi dirà’ (Gv 2:5). Questa semplice frase riassume tutto l’itinerario cristiano. Fare quello che Gesù ci dice, come Maria, che custodiva tutte le Sue parole e le meditava nel Suo cuore (Lc 2:19).

Più rozzi e ignoranti?

Più ascolto la TV e più leggo i giornali, più sono convinta che insieme a valori e contenuti mancano maestri. Per educare, infatti, ci vogliono dei maestri. E maestri perché padri, altro che imbonitori di popolo, opinionisti, autori o intrattenitori del pomeriggio o della sera e opinion maker che dir si voglia.

Heinrich Hirt - I racconti della nonna

Nel corso degli ultimi due millenni la gran parte del popolo non era educata nel senso moderno del termine. Noi che siamo figli non solo della cultura cristiana ma anche di quella nata dalle grandi rivoluzioni ‘democratiche’ e dell’Illuminismo, consideriamo implici-to che una delle strade necessarie da percorrere per l’educazione del popolo sia la scuola obbligatoria per tutti, e questo è giusto e sacrosanto.

Consideriamo però che almeno il 90% delle persone vissute in Europa dall’Alto Medioevo fino al secolo scorso era analfabeta, e quando la domenica mattina andava a messa ad assistere alle funzioni religiose, ascoltava una lingua latina che non comprendeva, non aveva grandi conoscenze di quanto succedeva a qualche miglio di distanza nel borgo più vicino e tanto meno gli erano note le dotte speculazioni di teologi o scienziati. Eppure … questi piccoli agglomerati umani popolati di uomini incomparabilmente più rozzi e ignoranti di noi, seppero reggere e rispondere alle sfide dei loro tempi, trasmettendo intatti e difendendo i valori cristiani che hanno formato intere generazioni, per secoli. La Chiesa era maestra di vita, con i suoi padri e maestri, con i monasteri e le cattedrali, con l’esempio e la parola di vita tramandata.

Priva di padri e di maestri, la nostra epoca invece si sfilaccia e si decompone nell’individualismo più egoistico e sfrenato, nonostante tutte le sue mille occasioni di incontro e di riti collettivi. Lo psichico emozionale ha preso il sopravvento sul ragionevole.

Heinrich Hirt - Piccole sarte

Nuovi simboli collettivi, per lo più vuoti e senza senso si sono sostituiti alla potenza simbolica di riti e di tradizioni popolari che davano ai singoli il gusto dell’appartenenza e la forza di un’unità popolare vera. Era cultura di vita. Oggi si preferisce il centro commerciale alle chiese oppure lo stadio alla comunità. L’uso della TV sostituisce il rosario in famiglia e gli oratori sono soppiantati dalle discoteche, gli amici dalle chat.

Musica, arte e cultura in genere subiscono, oggi, questo degrado in modo evidente. Non è un caso poi che il degrado si trasferisca addirittura alla stessa forma pratica del vivere le nostre città: l’urbanistica e la viabilità. Impressionante. Non capisco questa voglia di distruggere e rifare interi quartieri. La città nasce edificio dopo edificio. Ma questa mania distruttiva del passato, in nome di un modernismo che dovrebbe essere a tutti i costi migliore, pervade con ancor peggior vigore molte altre discipline dell’agire umano. Mancano la conoscenza, il rispetto e l’amore per la tradizione, per la storia dei padri, per le radici della nostra cultura, per il popolo da cui proveniamo e per i valori che ci ha saputo trasmettere. Il gusto per il bello e la sua conoscenza. I contadini a contatto con la madre terra ne erano a conoscenza più di noi che viviamo con internet. I nostri nonni e bisnonni – che pregavano in Latino – pregavano con il cuore e con l’anima  e il loro credo era sicuramente più forte di quello di tutti noi messi insieme.

Questa battaglia ‘culturale’ non la si vince soltanto con dei no o con un semplice atto di denuncia. La battaglia dell’educazione dei nostri giovani si vince andando all’attacco e proponendo qualcosa di meglio che, anzitutto, sia vissuto e documentato da noi stessi. La battaglia dell’educazione si vince offrendo una compagnia che propone qualcosa di bello, di più giusto, di vero e, soprattutto, di più affascinante. Solo questo permette di affrontare e vincere la fatica dell’impegno con la vita. Questa battaglia si vince incitando i nostri figli a seguire modelli, letture, esempi, musiche, compagnie e contenuti che siano adeguati alla dignità del loro cuore e della loro mente, a partecipare negli oratori delle chiese tradizionali e ai campi estivi da queste organizzati che per fortuna sono in crescita. E’ solo così, imparando e insegnando il fascino di una bellezza nuova e sempre antica, che potremo, allora, essere una generazione che non abdica al proprio futuro.

Alla ripresa seria di questo compito di educazione alla verità e alla sua bellezza applicata seguiranno, ne sono certa, un nuovo umanesimo e un nuovo rinascimento.


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THE LATIN MASS


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FALANGI, TRUPPE, DIVISIONI CORAZZATE. ECCO CHE AVANZA IL NUOVO CATTOLICO: INNAMORATO DI GESU', INTRANSIGENTE, MOVIMENTISTA, IL CROCIATO DEI VALORI, IL SOLDATO DI CRISTO, UN CUORE TRADIZIONALISTA, AMANTE DELLA MESSA DI TUTTI I TEMPI ...



e-campagna: Io sto con il Papa

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Dopo due millenni di studi, di ricerche e di esplorazioni scientifiche, la genesi del canto gregoriano resta un mistero irrisolto


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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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Don't consider abortion ...


... give a child the chance to tell you how much life is appreciated



WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.