Archive for the 'Personale' Category

A risentirci

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Mio Dio, Trinità che adoro,

aiutatemi a dimenticarmi interamente,

per fissarmi in voi, immobile e quieta

come se la mia anima fosse già nell’eternità;

che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,

ma che ogni istante mi porti più addentro

nella profondità del vostro mistero …

 

(le prime righe dell’Elevazione alla Santissima Trinità della Beata Elisabetta della Trinità)

Il mio compagno, la mia compagna

Mi lascia sempre tristemente perplessa l’udire una donna che chiama compagno colui che le vive accanto. Il compagno, di solito, è l’estraneo che per caso hai incontrato per strada e che sceglie di camminarti a fianco. Per contro la convivenza maritale di un uomo con una donna non può che radicarsi nell’amore e l’amore che, se è vero e autentico, ripudia il calcolo, rifiuta la precarietà, aborrisce la sola ipotesi della scadenza e traduce, d’istinto, l’occasionalità dell’incontro in perennità ed esclusività di comunione.

Forse sono passati i tempi che rendevano credibile ed esaltante la sovrana legge dell’amore? Ciò che rattrista è il fatto stesso di doversi porre queste domande e di scoprire che non è più di moda chiamare sposo o sposa l’uomo o la donna che ti vive accanto nell’intimità della casa. Si ha l’impressione che le nuove generazioni ritengano umiliante e poco dignitoso fare dono di sé all’altro, convinte di non aver nessun bisogno di rimediare alle proprie pochezze e di colmare le insufficienze della propria identità, sigillando la loro reciproca scelta con il mastice dell’amore.

La civiltà dell’io invadente e prepotente ed egoista, ci sta togliendo la voglia di godere le gioie dello spirito che provengono solo dal dono di sé e ci fa aggressivi, inducendoci a trasformare in cose anche le persone. L’uomo che si fa compagno della donna ha scelto di non sbilanciarsi, si è rifiutato di accreditarle fiducia, riservandosi il diritto di far uso della sua libertà quando e come gli parrà più conveniente che giusto.

Il vero canto …

Penso che il vero canto sia quello della ragazza che questa mattina mi sta aiutando con le pulizie di casa e non fa che cantare. E’ stonatissima, ma per me va benone così, perché è un canto che nasce dal suo cuore contento. E cuor contento Iddio l’aiuta. Chissà poi perché è contenta? Forse perché l’ho fatta parlare con la figlioletta lontana? Forse perché si scopre giovane e piena di vita o forse perché oggi da un cielo di nubi nere è spuntato il sole.

Per qualunque motivo canti, sia benedetta perché quel canto dà pure gioia al mio cuore. Chi altri senti cantare qui intorno? I muratori del cantiere qui vicino, il fornaio quando porta il pane al negozio di fronte e l’ortolana del piccolo orto lungo la strada della ferrovia. E poi i passeri e gli uccelli. Creature semplici che cantano perché sono allegre. E, ogni tanto, canto pure io. Ma non ho mai sentito cantare chi corre alla banca, in ufficio, chi pensa solo a far quattrini e al proprio portafoglio. Le ville che sono su per la vicina collina non mi hanno mai donato la gioia di un canto. I loro giardini silenziosi paiono gli spazi erbosi dei cimiteri.

Certo che la fortuna può essere cieca, ma la gioia ci vede benissimo. Lei vede i semplici, i poveri, quelli che si preoccupano di vivere giorno per giorno e di vivere per gli altri.

Beato silenzio!

Chi torna dalle gelide solitudini polari non è più lo stesso uomo. E’ vissuto a contatto con la morte e la distruzione. Stretto ai compagni, per vivere insieme il pauroso mistero, ha sentito se stesso fondersi con le anime loro e farsi una sola di tutte, per opporla compatta alla strenua prova. L’ombra e il silenzio circostanti smorzano le voci e gelano le parole sulle labbra, che diventano mute. I pensieri si esprimono con gesti lenti e sobri, la vita abbandona le apparenze e si concentra in se stessa, per riconoscersi e per valutarsi, senza illusioni. Lassù si perde l’abitudine al sorriso: dove la natura non sorride mai, l’uomo non può rispecchiarla ne’ suoi occhi e nel suo volto con una luce di letizia che gli raggi dal cuore.

Torna, sapendo per esperienza che la vita può fare a meno di molte cose, liberarsi da tanti bisogni fittizi, da inutili agi e persino dal frequente contatto con i propri simili, che nel mondo si sforzano a dimenticare la tua individualità e ad essere uno del gregge.

Ettore Fabietti (da ‘Vita eroica del Duca degli Abruzzi’)

La gioia della fede

Sembra che molti, oggi, non vivano nella gioia. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano in un mondo che li confonde. Animati da buona volontà, vedono le povertà e le ingiustizia e desiderano porvi rimedio. Sono sfidati dagli argomenti di quanti negano l’esistenza di Dio e si interrogano su quali risposte dare. Constatano i danni recati all’ambiente dall’avidità degli uomini e lottano per trovare modi di vivere in armonia con la natura e gli altri. Dove cercare risposte? Lo Spirito orienta verso mete per le quali vale la pena di vivere e che danno la forza per continuare un cammino in cui far nascere un mondo migliore, consapevoli che: ‘I nostri cuori non troveranno pace finchè non riposano in Dio’ (Sant’Agostino).

I discepoli di Giovanni, come i farisei, erano soliti digiunare nei tempi stabiliti. Vedendo però che i discepoli di Gesù non digiunavano, alcuni andarono da lui e gli domandarono: ‘Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi non digiunano?’ Gesù rispose loro: possono gli amici dello sposo digiunare mentre lo sposo è con loro? Finchè hanno con sé lo sposo non possono digiunare’ (Marco 2:18). Il banchetto nuziale è usato spesso dalla Bibbia per indicare uno stato di gioia, di felicità. Si mangia e si beve quando si è contenti, o quando si partecipa alla festa di qualcuno, come nel caso delle nozze. Si digiunava invece quando si doveva fare cordoglio, segnalare in qualche modo una mancanza di soddisfazioni, una situazione di tristezza.

Perché dunque i discepoli di Gesù non digiunano come fanno quelli di Giovanni e i farisei? Non digiunano perché hanno i loro buoni motivi per essere felici, hanno scoperto Gesù maestro e amico e Gesù ha scoperto loro, li ha cercati, li ha chiamati per nome, ha cambiato le loro vite. Le loro reti erano vuote e si sono riempite di pesci, di gioia e di senso. La loro vita dopo l’incontro con Gesù si è trasformata in meglio così che non possono che gioire, e noi conosciamo la gioia che reca all’animo una situazione nuova e bella, come può essere un incontro significativo, un’amicizia vera, la guarigione dopo una lunga e dolorosa malattia. Ma anche la scoperta della fede. Si ricordano questi momenti con una gioia incontenibile, per la certezza di aver trovato il senso della vita ed anche la sua direzione. Come si fa a digiunare (essere tristi) se lo sposo è con noi? Come si può piangere quando la nostra vita è piena di luce?

Non si tratta qui soltanto di una gioia individuale o di gruppo. Gesù evidenzia il contrasto che esprimono in qualche modo i due gruppi di discepoli, quelli di Giovanni ed i suoi. Se la festa è iniziata, perché digiunare come se non lo fosse? E’ come quando si aspetta la nascita di un bambino, e non si riconoscesse la gioia e lo stupore del fatto che il bambino è già nato ed è diverso da come lo si era immaginato. Il Vangelo non si impone a nessuno e Gesù non polemizza. Semplicemente descrive due situazioni: un gruppo di persone che continuano a digiunare, ed un altro che partecipa alla festa.

Noi siamo invitati ad andare con lui, a interrompere il cordoglio, a mangiare e a bere con lo sposo e a fare festa.

Primavera o rigido Inverno?

Non mi sembra che dall’ultimo Concilio Ecu-menico sia derivata alcuna ‘affermazione meraviglio-sa della Chiesa’, anzi, Essa ha perduto credito davanti agli stessi avversari, laici e d’altre religioni, nonostan-te essi applaudano al rivolgimento ecclesiastico, aperto allo spirito del mondo.

Della ‘vigorosa fioritura di virtù cristiane’ nemmeno l’ombra! Se c’è stato qualche caso privato e isolato, non è davvero per merito del Concilio!

I ‘fratelli e figli separati dalla Sede Apostolica’ non sono stati affatto ‘invitati e spronati a farvi ritorno’, perché il Concilio ha fatto scoprire non essere necessario il loro ritorno alla Chiesa Cattolica, dato che possono salvarsi anche restando nelle loro eresie che, naturalmente, non sono più considerate tali, ma modi diversi di esprimere la stessa verità. E dire che papa Giovanni XXIII ancora pensava alla loro conversione! Egli non immaginava che il suo Concilio avrebbe eliminato anche questa speranza, questa carità verso chi giace nell’errore e nel pericolo di perdersi.

Simile trattamento di favore, come se la verità fosse qualcosa di com-merciabile, fu riservato pure ai non cristiani, agli ebrei, ai musulmani, ai pagani: ognuno può restare pacificamente nella sua credenza religiosa, purchè sia fedele osservante delle norme e delle direttive dettate dagli uomini. E’ abolito, perciò, ogni genere di proselitismo e si ha cura soltanto materiale degli infedeli.

La Chiesa non è stata ‘illuminata dalla luce di questo Concilio’ (ma quale luce?) – Essa non si è ‘ingrandita di spirituali ricchezze’, anzi, ha perso quelle che aveva – non vi ha ‘attinto forza di nuove energie’, perché ha ceduto di fronte alle pressioni dei suoi nemici modernisti, laicisti, liberali, massoni, comunisti. Essa non può, pertanto, ‘guardare intrepida al futuro’ che non promette niente di buono – vediamo, piuttosto, sprofondare la sua gloria in un baratro, da cui pare impossibile che riesca a risollevarsi per le vie normali del ravvedimento di chi ha provocato tanta rovina.

Gli uomini, le famiglie, i popoli non volgono l’animo alle cose celesti’, infatti, si può constatare un abbandono progressivo della fede e delle pratiche religiose, una totale trascuratezza dell’istruzio-ne catechistica, una diminuzione spaventosa delle vocazioni, maschili e femminili (*), causate dal grande disinteresse verso i valori spirituali, dall’indifferentismo religioso nonché dalla perdita dei principi morali, del senso del peccato e, inutile dirlo, del timore di Dio.

No, i Cattolici di oggi non volgono davvero l’animo alle cose celesti, ma solo a quelle materiali e, se si interessano di religione (religione che non è più religione), è solo per i fini terreni della pace, della prosperità economica, del benessere economico, della concordia e della filantropica convivenza di tutti gli uomini.

Al Concilio non è seguita la sperata, anzi, la profetata ‘Primavera della Chiesa’, bensì un rigidissimo inverno che ha congelato molti cuori, portandoli ad una vera apostasia, o, perlomeno (per ora), ad un cristianesimo insipido ed abbondantemente annacquato. Questi sono i frutti del Concilio, dai quali si può riconoscere quanto infausta sia stata l’idea di convocarlo: se essi non sono tutti originati dal Concilio, il Concilio, tuttavia, non vi ha rimediato, come si sperava.

Questi frutti non erano imprevisti: ci furono, infatti, alcuni che misero in guardia dai pericoli cui si andava incontro, ma furono definiti, per disprezzo, ‘Profeti di sventura’. Dopo più di quarant’anni di generale, rovinoso decadimento, si vede chi avesse ragione: se i ‘Profeti di sventura’ oppure i ‘Profeti di buona ventura’.

Dopo il 1960, anno in cui avrebbe dovuto iniziare, con l’adempimento dei suggerimenti contenuti nel Terzo Segreto di Fatima, l’autentica primavera della Chiesa, non avendosi voluto ascoltare le parole della Madonna, hanno invece avuto inizio il calvario della Chiesa e tutti i mali che ci sono nel mondo, il peggiore dei quali è la lenta (non poi tanto lenta) perdita della fede dei cattolici, foriera di mali ancora più gravi.

Non ci sono dubbi: la crisi della Chiesa è cominciata dal Concilio Vaticano II e dalle esagerate e sconsiderate innovazioni che ne sono conseguite. Da parte del Clero, in generale, specialmente giovane, e dei cattolici superficiali e licenziosi, è stato trovato un cristianesimo facile, piacevole, tollerante e permissivo, a cui non si vorrà in alcun modo rinunciare.

Grazie allo Spirito Santo, in seno alla Chiesa c’è ancora un piccolo gregge, fermo nella fede di sempre, irremovibile nelle sue convinzioni spirituali, risoluto ad andare avanti per la sua strada, che è la strada giusta, agguerrito contro tutti gli attacchi nemici, che non si lascia menare per il naso né sorprendere e trascinare in errore con l’inganno, soprattutto fiducioso in Dio e non negli uomini: è l’esercito fedelissimo alla Santa Tradizione, al Magistero infallibile della Chiesa, forte, come una rocca inespugnabile. E’ proprio questa rocca che i nemici vogliono espugnare ed abbattere – essi sanno bene che, fino a che questa rocca rimarrà inespugnata, il Cattolicesimo non sparirà dalla terra e continuerà ad essere una spina al loro fianco.

 (*) (un aumento strepitoso si nota solo nei numeri delle vocazioni  nei Seminari Tradizionali)

Arte?

Mi piace visitare le chiese. Tutte le volte che mi trovo in un paese, in una cittadina o in una grande metropoli e ne incontro una sulla mia strada, ci entro volentieri. E non solo per un fatto devozionale, ma anche in ricerca di cose belle. Si, perché tutte le chiese offrono sempre qualcosa da ammirare: spesso sono dei veri e propri musei con ingresso gratuito. Una delle cose che più mi attrae, sono le vetrate – ma solo quando queste rappresentano con chiarezza un personaggio o un evento storico o biblico.

Un paio d’anni fa ebbi a leggere come un maestro di spiritualità le paragonava alle anime. Scure, incomprensibili e tristi se prive di luce, ma splendenti di mille entusiasmanti colori, se baciate dal sole. Egli sosteneva, con una ragione incontestabile mista a poesia, che la grazia divina, l’amicizia divina, trasforma le anime in splendori di bellezza come il sole trasforma anonimi vetri grigi, in sfolgoranti opere d’arte. Da un po’ di tempo però mi è capitato di imbattermi solo in strane vetrate, moderne, nelle quali macchie di colore dalle forme incomprensibili mi lasciano perplessa sul loro significato.

A volte, parlando con un sacerdote o con un parrocchiano lì presente, mi sento dire frasi del genere: ‘L’autore ha voluto esprimere il suo personale modo di vedere la creazione …’, ‘E’ l’interpretazione intensa e personalissima dell’episodio della fuga in Egitto …’, ‘Rappresenta l’istituzione dell’eucaristia come il pittore l’ha sentita nel suo intimo …’, ‘Raffigura la preghiera che sale a Dio …’, ecc. Io ascolto sempre con attenzione le spiegazioni, ma rimango nel contempo molto perplessa. Esattamente come rimasi perplessa sabato scorso di fronte ad un quadro, in un negozio d’arte moderna, rappresentante triangoli, rombi, esagoni, quando lessi il titolo nella sottostante targhetta: ‘Ragazze al mare’.

Io mai sarei arrivata, con le mie sole forze, ad immaginare che quelle forme geometriche avessero un simile significato, ed anche allora mi scontrai con l’usurata formula: ‘Ma, Signora, pensi all’abilità del pittore, capace di reinterpretare la realtà … ecc.’ Mi sorse il dubbio, un po’ cinico, che il famoso artista semplicemente non fosse in grado di dipingere figure umane, e che avesse ripiegato sulle più semplici figure geometriche al fine di mascherare questa sua incapacità.

Amo i bei disegni, i colori, i quadri ad olio, gli acquarelli, i mosaici, e ammiro questa vena artistica che il Creatore ha donato ai miei simili ma in molti casi oggi, scusate, è come se la mano di un vandalo, solo per odio contro coloro che amano il bello, o per invidia ed incapacità di concepire una scena sacra o ammirare le bellezze della creazione e riprodurle fedelmente, avesse gettato un grosso sasso contro una splendida vetrata o dispettosamente sarebbe passato sopra un quadro strofinando la pittura con le sue mani e i suoi piedi, annullando ogni sembianza con la realtà.

La gente ama il bello. Le persone si affezionano alle belle opere che trasfondano un po’ di se stesse, del loro mondo, della loro vita, e patiscono se le vede distruggere o danneggiare. E tanto più il loro animo è sensibile, tanto più ne soffrono.

Ardisco troppo a sostenere che in qualche modo a noi incomprensibile anche Dio – pur felicità infinita ed immutabile – patisce se vede la sua opera migliore, quella che ha fatto a Sua immagine e somiglianza, quella che più ha amato ed ama, deturpata, disgregata e avvilita?


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My Patron Saint

Archangel Gabriel

God's Messenger



Another beautiful day! Praise the Lord.

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THE LATIN MASS


The most beautiful thing this side of heaven!




FALANGI, TRUPPE, DIVISIONI CORAZZATE. ECCO CHE AVANZA IL NUOVO CATTOLICO: INNAMORATO DI GESU', INTRANSIGENTE, MOVIMENTISTA, IL CROCIATO DEI VALORI, IL SOLDATO DI CRISTO, UN CUORE TRADIZIONALISTA, AMANTE DELLA MESSA DI TUTTI I TEMPI ...



e-campagna: Io sto con il Papa

IL CANTO DEL PARADISO


Dopo due millenni di studi, di ricerche e di esplorazioni scientifiche, la genesi del canto gregoriano resta un mistero irrisolto


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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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Don't consider abortion ...


... give a child the chance to tell you how much life is appreciated



WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.