Archive for November, 2009

Advent!

Today is the First Sunday of Advent. For most, this marks the beginning of the shopping season. The department stores, like the great cathedrals of Mammon they are, will be adorned for the high holy days of the financial year, sparkling with lights, bursting with goods, bustling with buyers. But I don’t intend this to be another lament over the secularization of Christmas. Such jeremiads and rebukes come with the season, and they have not , to date, had much influence on the conduct of affairs. It is all very well to remind our neighbours to keep Christ in Christmas, but it is hardly practical advice to one who has not kept Christ in any other season. It is not as though He can be found in the attic among the holiday ornaments, dusted off and put on display for a month or so.

Even those of us who realize that Advent is a penitential season, albeit not on a par with the gravity of Lent, continue to live much as usual – and though we might be loath to admit it, we are very much swept up in the commercial culture. We might set up our Advent candles and refrain from decorating too early, but we will also be making vigorous use of our credit cards, and our closets will be stuffed with presents and wrapping paper. And so the cycle of the season will wind on and wind down, until in February the advertisements will shift our attention to diamond jewelry and flowers and candy and romantic getaways in celebration of St. Valentine’s Day. And so the liturgical year and the commercial year will keep pace side by side, like two horses yoked to the coach in which we ride through life in a familiar cycle.

Perhaps this is the problem: that we think of life as a cycle, as a thing that goes round, always returning to its starting point. And perhaps this is why we seldom change.

Will this Christmas find us much the same as last Christmas? Ideally, it should not, for we are told that in the spiritual life one either ascends or descends – there is no standing still. But there is a kind of negligible motion, a slight bobbing up and down that is much like standing still. And most of us, I suspect, remain in this more or less stationary position.

With the arrival of Advent, we have a golden opportunity to renew the spiritual combat, to fight for our genuine reformation. To do this, however, it is necessary that we stop thinking of life as a cycle, and realize it as a spiral: not as a thing that goes round and round, but as a thing that can go upward in ever ascending circles of light, and brighter light. Our great mystics lived in this spiral of the spirit, and some have left us moving accounts of their ascent. Among such literature, however, nothing appears to me as more practically helpful than the writings of the desert fathers, those early monks and hermits who saw everything under the aspect of eternity. For them, each day was a renewed adventure in the struggle of the spirit to reach its Creator and achieve what they called the Sabbath rest. Their writings are much like military manuals: descriptions of the lines of attack the enemy employs and the appropriate means of repulsing these attacks, along with methods of meditation that can eventually place one in an impregnable position.

May we all keep Our Lord with us, every minute of every day, during this Advent season as never before – always tomorrow more than today. Let us approach the silent and holy night of Christmas rightly absorbed by the image of a child in a manger and His Mother, never forgetting that the Child was born to exchange the wood of the manger for the wood of the Cross – as atonement for a fallen world. The Mother, kneeling at the manger and wrapping her child in swaddling clothes was destined to kneel at the foot of the Cross after her child had been cruelly stripped of His garments – the price of atonement for the Coredemptrix.

May we all, this Advent, heed ‘the voice of one crying in the desert: prepare the way for the Lord, make straight his paths’ (Isaiah 40:3).

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Giornata della Bellezza

Mi è stato chiesto da http://www.torietoreri.splinder.com/ di aderire alla Giornata della Bellezza.

Lo faccio con piacere.  Ecco il mio contributo:

 

“Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole … chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

Sant’Agostino

Vittime d’un sistema razzista?

Secondo i media, in Italia, oggi il razzismo avvelena il clima della convivenza. Lo si intravede ovunque nei rapporti di lavoro, negli scambi interpersonali, nel-le scuole, negli uffici pubblici dove magari s’in-contrano difficoltà di lingua. Si vuole dire: siamo tutti razzisti, viviamo in un universo razzista. E come il razzismo è l’altra piaga altrettanto ripugnante e dibattuta: il bullismo. I due atteggiamenti sono prodotti della stessa matrice, puntano a sopraffare l’altro, soprattutto se incapace di difendersi.

La vigliaccheria non ha vergogna. E’ molto tenue il divario che li separa. L’unica cosa che li differenzia è la vittima. Se questa è italiana, si ha bullismo, se non è italiana, è razzismo. A questi due odiosi atteggiamenti abitualmente se ne aggiunge un terzo: l’isterismo. Sotto la sua guida si leggono i fatti in maniera distorta, si ingrandiscono a dismisura, si aggiungono particolari, se ne tralasciano altri. Si cerca solo quello che risponde al proprio obiettivo e se non si trova niente, si inventa.  Se si vuole che l’immigrato figuri come umiliato, sfruttato, emarginato, come colui che viene trattato da nemico, non si farà altro che cercare materiale a conferma della propria opinione. Ci sono esempi che la smentiscono? E’ meglio ignorarli o fingere che non esistano.

Sul treno l’altro giorno, di fronte a me, un giovane di colore si intratteneva in serena conversazione con un italiano. Questo lo martellava di domande riguardanti il tipo di lavoro, gli orari, le ore lavorative settimanali, i colleghi, la retribuzione (!) Ad ogni domanda seguiva una risposta che non lasciava intendere niente di negativo, anzi ci teneva a rimarcare i buoni rapporti sia con il datore di lavoro sia con i colleghi dai quali era spesso invitato a far festa in occasione di determinate scadenze. Si capiva come tra i colleghi ci fosse stato un clima di amicizia. Il giovane lasciava trasparire senza mezzi termini la sua soddisfazione, mettendo in imbarazzo l’interlocutore, cui evidentemente sarebbero state più gradite risposte di altro genere. Era fin troppo chiaro il desiderio dell’interlocutore: sentire lamentele o recriminazioni. Niente di tutto questo. Ho pensato: ecco un esempio che non troverà mai posto sullo schermo televisivo. Smentirebbe lo stereotipo invalso nei mezzi di comunicazione. Non si vuole accettare che ci sia chi è contento e si trova bene nel paese che lo ospita. Va ribadita la convinzione: gli italiani sono razzisti. Chi non ha il coraggio di ammetterlo, mente.

Ecco un altro fatto: un gruppo di immigrati sono invitati ad una assemblea, dove è ad essi offerta la possibilità di esprimere i loro problemi – attese, esigenze, bisogni, desideri ed eventuali richieste. Con sorpresa di chi aveva organizzato l’incontro non sono emersi né risentimenti né rimproveri. L’unico rimprovero è venuto dallo stesso conduttore dell’incontro. Con tono risoluto ha concluso: non si ha il coraggio di dire la verità! Viene spontaneo chiedersi: quale verità? Naturalmente quella voluta dal cliché prestabilito.

Mi rincresce che non si voglia accettare la presenza di immigrati contenti. Sarebbe bene che anche questi ve-nissero ricordati come esempi da imitare. Può darsi che ci sia diffidenza o indifferen-za nei confronti di chi versa in estremo bisogno, come del resto certi episodi lasciano intendere, ma l’esagerazione è diso-nesta, non giova né fa onore alla buona causa. Lasciamola sta-re l’immagine del nemico, così violenta e oltre che violenta anche falsa, cerchiamo piuttosto l’immagine dell’amico che invita all’incontro fiducioso. Al nemico sono correlati significati deprimenti, quali odio, lotta, risentimento, rifiuto. Un po’ di equilibrio nell’interpretare determinati fenomeni non guasta mai, anzi aiuta a non essere vittime di pregiudizi che in fondo non fanno altro che deprimere i rapporti della convivenza.

Homeschooling

A child hungers for caritas (God-like love) from parents, siblings, and other adults and peers in his community. In an earlier, healthier society, this included impromptu lessons, innocent affection (hugs and kisses) and even necessary correction, provided consistently by many adults, even strangers in public settings. Such a social milieu, once called Christendom, is the ideal foundation of true psychological health.

Today, in those fortunate countries that allow it, parents homeschool precisely because they have recognized the importance of re-creating Christendom at least within the ‘walled garden’ of their homes.

The child suffers when caritas fails in his world, when his sense of innocence and trust is consistently betrayed by one or more adults. Most homeschooling parents have recognized that they can no longer rely on the majority of adults in society (especially in schools) to be even minimally respectful of Catholic views and beliefs.

Homeschooling provides a much needed shelter from a dysfunctional ‘real world’ (not unlike protecting one’s child from exposure to contagious diseases). The homeschooled child senses that the adults in his life have taken a courageous and most difficult stand against the currents of neo-pagan culture, and that they are motivated by true caritas – love of neighbor (in this case one’s children) for the love of God. Statistics show that homeschooled children display the greatest leadership potential at college level, and are the most socially mature and adept (Robin Wallace ‘First Wave of Homeschoolers comes of age’, Fox News Channel Website) . This is because they have developed true self-respect, the psychological result of having been loved. The child whose parents have spent years homeschooling, as a living sacrifice, knows deeply that he is cherished.

Parents cannot provide absolute protection from harm for their children. Accidents, illnesses, and abuses of various kinds may come. But parents can strive heroically to provide the spiritually and psychologically healthy home atmosphere that will prepare a child to withstand the spiritual and physical assaults.

One prominent psychiatric textbook (Kaplan’s and Sadock’s ‘Comprehensive Textbook of Psychiatry) notes that most child abusers seek to approach a child gradually, by incremental invasions of the child’s intimate space, but that ‘healthy, protected, self-assured children rebuff the intrusions’. Children do need to be instructed (in private, one on one with a parent) that certain types of touching are wrong, and that the child should report these to his parent with the assurance that he will be believed, no matter who did the touching. The bond of trust forged in homeschooling, in which parents regularly participate with their children in the critique of various outside authority figures (e.g. people in the news, characters in books or movies,  public figures praising sexuality in the guise of fashion, priests in their homilies, etc.) can be wonderfully protective in this area. Abused children, by contrast, have often learned to follow a false logic, according to which they always follow authority figures even when such figures command them to do evil.

A very common question by homeschooling parents is:  “I know my children have learned at home, but I wonder if they would have learned more in school.”  Maybe, although personally I don’t think so.  Psalm 78 is a great one in relation to homeschooling.  Please read it in light of what God tells parents to do.  Nowhere in the Bible does it say for Rulers (the government) to train all the children.  Everywhere the Bible tells parents to teach, train, correct, etc.  It is a God given responsibility and authority.

Whether you teach them at home or send them away to school, the responsibility is yours. A ship’s captain can retire for the evening and pass control to the second or third in command.  But if the ship is wrecked, the captain is ultimately held accountable.  It is the same with parenting and training.  The weight of the responsibility and authority is solely on the parents.

Ps: did you know that there are many famous men and women from throughout history who were homeschooled as children? Read here.

Non fa scandalo …

Ma quante pretese, e che tormento con questa storia dei cristiani perseguitati nel mondo, delle suore arse vive dai fondamentalisti indù, con la Chiesa che implora addirittura un intervento dell’Onu perché metta fine a quegli sporadici episodi di discriminazione religiosa che esageratamente i cattolici definiscono ‘cristianofobia’. Ma davvero, con tutti i guai che infestano il Pianeta, dovremmo preoccuparci dei villaggi cristiani in India, rasi al suolo, degli orfanotrofi incendiati, dei bambini inseguiti fin nella giungla da branchi di fanatici armati di coltelli? Dovremmo dare credito ai rapporti sulla Chiesa oppressa nel mondo dettagliatamente illustrati su pochi giornali?

Come se davvero potessero smuovere la coscienza mondiale i vescovi cinesi spariti per non aver accettato la sottomissione del silenzio patteggiata col regime, i trecentomila cristiani inghiottiti nel nulla nella Corea del Nord, i sacerdoti sterminati e le suore eliminate, le decine e decine di missionari cattolici massacrati negli agguati che insanguinano il sud delle Filippine, gli attentati in Indonesia contro le comunità cristiane colpevoli soltanto di aver esibito un crocifisso. In Arabia Saudita i cristiani non possono costruire chiese, se vengono trovati in possesso di una croce rischiano la morte, sono sottoposti all’attenzione asfissiante di un corpo speciale di aguzzini, la polizia religiosa (e sommariamente condannati) per un niente se solo si azzardano a fare ‘proselitismo’. Dovranno forse turbare la quiete religiosa del mondo con simili inezie?

E chi chiede un rudimentale principio di reciprocità nell’espressione della libertà di culto (libere chiese e libere moschee in liberi Stati) non si fa forse paladino di una deleteria campagna di avvelenamento dello scontro tra religioni? Nel sud del Sudan i cristiani uccisi dalle bande schiaviste che hanno agito nel nome dell’islam più radicale ammontano a due milioni (si, due milioni): non fa più notizia. Nemmeno nel Darfur, dove la carneficina continua, milioni di persone perdono la vita per via della loro religione, ma l’Onu, saggiamente e prudentemente, si ostina a non chiamare genocidio il genocidio.

In Nigeria, i fondamentalisti, con apposite spedizioni punitive su cui sarebbe il caso che la comunità internazionale continuasse a non intervenire per non guastare con ingiustificato sdegno la pacifica coesistenza tra popoli e religioni, hanno annientato ventimila cristiani e distrutto non meno di cinquecento chiese. Ma sarebbe assurdo e pericoloso per la serenità del mondo, avvalorare la storia della ‘cristianofobia’. In Somalia, una suora di oltre sessant’anni troppo temeraria e fanaticamente convinta che fosse il caso di aprire a Mogadiscio un centro di raccolta per bambini dispersi e senza famiglia, Suor Leonella, è stata uccisa davanti al cancello dell’ospedale. I cristiani sono sottoposti a persecuzione, ridotti al silenzio, messi nell’impossibilità di conservare sia pur nascosti e non esibiti, i simboli della loro fede, in Egitto, Pakistan, Iran, Yemen ma non si dovrebbe generalizzare per non dare spazio ai nemici della pace religiosa.

E per non intasare gli uffici dell’Onu, già oberato di lavoro per dover affrontare anche queste quisquilie. O no?

(Pierluigi Battista,  Corriere della Sera)

Behold, your King!

Tomorrow, Sunday, we celebrate the feast of Christ the King. In the Gospel we read the fascinating story of the trial of Jesus by Pilate. It is indeed the story of the trial of truth. It is the story of a throng moved to blindness by passion. Amongst the throng there is one who stands out as having the greatness to recognize the stature and the innocence of Jesus. This is Pilate. He first tries to evade his dilemma by compromise. He tries to have Jesus released using the Jewish custom of releasing a prisoner on the festival day. But the people called out for the release of Barabbas, a thief and a murderer. What an irony! Then Pilate had Jesus scourged but the crowd still cried out, “Crucify him, Crucify him!” Then they put some more pressure on Pilate. “If you release this man you are not a friend of Caesar’s.” The reports going to Rome, they said in effect, might not be good and Pilate may not find himself retiring with the accustomed promotion in rank.

In the trial of Jesus, when Pilate asks him, “Are you the King of the Jews?” there is a shifting of roles. It is Pilate and his capacity to live the truth that is brought into trial. Jesus said “I came into the world for this; to bear witness to the truth; and all who are on the side of truth listen to my voice.” Pilate was condemned when he failed to listen to the voice of truth.

To have Christ as our King is to follow the way of truth and it is often a heroic way to follow.

The wisdom of the East has always taught that one cannot be silent and continue to be dishonest at the same time. One can say prayers, and worship and sing, and drown out the voice of conscience. But in silence honesty shouts. This is one of the reasons why meditation is not a popular kind of prayer. It is too threatening. It puts us on the spot like the innocence of Jesus put Pilate on the spot and made him judge himself. Silent meditation is a way of prayer for those who have the courage to follow the King of Truth.

Note: In the Novus Ordo, this Feast was moved from the last Sunday in October to the last Sunday of the Season after Pentecost, which is the Sunday before Advent Sunday. The effect of this is to interrupt the relationship between the reign of Christ with His Saints, who are commemorated en masse on 1 November, and the necessity of our recognizing His Kingship now, during this “thousand years” of the Church Age. With the Feast moved to the very last Sunday in the Time After Pentecost (which, this year, is tomorrow), unfortunately it leads one to believe that Christ isn’t King now, and that all persons and nations don’t need to recognize Him as King now — but that He will be recognized as King only at the end of time when He reveals Himself at His Second Advent. In other words, the moving of the Feast symbolically defeats the very purpose of the Feast, which is to not only honor the very fact of His Kingship, but to pray for the conversion of all people and nations to His Church so that souls will be saved and the social order will conform to the moral law.

Mi parevano ridicolezze …

Gli uomini hanno sempre desiderato guardare il mondo dall’alto.

Gli antichi greci, che avevano il senso dello spazio e della misura umana delle cose, hanno immaginato di volare, pensando che la terra vista dall’alto poteva accrescere la loro conoscenza del mondo. Poiché non avevano i mezzi tecnici per farlo, il volo è rimasto per loro una metafora e una fantasia. Sulle ali della fantasia volano gli eroi che essi hanno inventato: Icaro, Caronte, Menippo, i quali scoprono dal cielo, prodigiosamente, tutto ciò che non è possibile da terra, desumendone delle verità stupende.

Ci sono alcune pagine di Luciano di Samosata, scrittore satirico del II secolo, in cui si racconta tutto ciò che Menippo, l’uomo che è riuscito a volare e guardare dall’alto il mondo, trae dalla sua esperienza. Egli realizzò la sua conquista, che anticipa di duemila anni quella dei piloti d’aereo, fantasticamente, utilizzando le ali delle aquile e degli avvoltoi: “Presi dunque questi uccelli, e tagliai accuratamente l’ala destra dell’aquila e la sinistra dell’avvoltoio, le congiunsi, me le attacai agli omeri con forti corregge, adattai alle punte un ingegno per tenerle unite, e feci la prima prova, saltellando e aiutandomi con le mani, e come le oche che appena si levan di terra, io andavo su le punte dei piedi e dibattevo le ali. Accortomi che riuscivo, divenni più ardito, e montato su la cittadella mi diedi in giù, e venni fin sopra il teatro. Fatto questo volo senza pericolo, ne tentai altri più lontani e più alti: e spiccatomi dal Parneto o dell’Imetto andavo librato fino a Geranio – e di là sopra l’Acrocorinto, e po su Foloe, sull’Erimanto, sino al Taigete …”.

E così volò alto sul mare: “… per modo che a un tratto volgendomi in giù non sapevo più dove fossero questi monti e questo sì gran mare – e se non avessi scorto il colosso di Rodi e la torre del Faro, mi sarebbe interamente sfuggito dov’ero. Ma queste due moli altissime e l’Oceano che tranquillo rifletteva i raggi del sole, mi fecero accorto che io vedevo la terra. E come vi ficcai gli occhi mi si parò innanzi tutta la vita umana, non pure le nazioni e le città, ma gli uomini stessi, chi navigava, chi guerreggiava, che coltivava i campi, chi piativa …”.

Dalla sua esperienza Menippo ricava che “… tutte le cose svariatissime che si rappresentano su questo gran teatro mi parevano ridicolezze e specialmente mi facevano ridere coloro che contendono per un pezzo di terra, che superbiscono di coltivare le pianure di Scione o di possedere quella di Maratona presso il Monte Enoe, ovvero mille iugeri in Acarnania – perché tutta la Grecia, di lassù, non mi pareva di quattro dita, e in paragone l’Attica non era più che un punto …”.

Il volare sopra la terra serve dunque a Menippo per ridimensionare l’uomo, vederlo nella sua più esatta misura. Il volo è infatti un modo per astrarsi dal mondo, dalla superficie terrestre piena di conflitti e di tensioni, guardarla da quello strato alto e silente dal quale le cose appaiono lontane e diverse.

Lo sguardo dall’alto è cioè una condizione per giungere a una verità diversa da quella che si coglie guardando le cose a fior di terra.


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My Patron Saint

Archangel Gabriel

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Another beautiful day! Praise the Lord.

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THE LATIN MASS


The most beautiful thing this side of heaven!




FALANGI, TRUPPE, DIVISIONI CORAZZATE. ECCO CHE AVANZA IL NUOVO CATTOLICO: INNAMORATO DI GESU', INTRANSIGENTE, MOVIMENTISTA, IL CROCIATO DEI VALORI, IL SOLDATO DI CRISTO, UN CUORE TRADIZIONALISTA, AMANTE DELLA MESSA DI TUTTI I TEMPI ...



e-campagna: Io sto con il Papa

IL CANTO DEL PARADISO


Dopo due millenni di studi, di ricerche e di esplorazioni scientifiche, la genesi del canto gregoriano resta un mistero irrisolto


RELIGIOUS LIBERTY MIGHT BE SUPPOSED TO MEAN THAT EVERYBODY IS FREE TO DISCUSS RELIGION. IN PRACTICE IT MEANS THAT HARDLY ANYBODY IS ALLOWED TO MENTION IT.



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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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... give a child the chance to tell you how much life is appreciated



WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.