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Dalla Lettera di San Paolo a noi …

San Paolo ha indubbiamente scritto numerose Lettere nel corso della sua attività missionaria, ma soltanto tredici sono conservate nel canone degli scritti del Nuovo Testamento.

Abbiamo la tendenza oggi di immaginare che quella di Corinto fosse una comunità piuttosto turbolenta che procurava grossi grattacapi all’apostolo. Che gli abitanti della regione della Galazia fossero tipi che non si accontentavano di un solo Vangelo, subissero il fascino di tutti i predicatori di passaggio, e che avessero una spiccata tendenza a camminare all’indietro. Che Paolo avesse scelto Roma quale luogo privilegiato per istituirvi una specie di università personale che gli permettesse di esibire il meglio della sua teologia decisamente impervia … ma si verifica così un fenomeno di ‘estraneità’ anche a causa di parecchi preti i quali, nelle omelie, assorbiti quasi totalmente dal commento del brano evangelico, se la cavano – nel migliore dei casi – con cenni frettolosi a quei testi ‘che richiederebbero spiegazioni approfondite, ma non è questa la sede adatta’ (senza specificare quale sarebbe questa sede e cosa sono intenzionati a fare per allestirla).

Insomma, il piatto è già stracolmo, e non c’è spazio per il cibo, sia pure sostanzioso, approntato da San Paolo, che però richiederebbe una masticazione lenta, non alla portata dei dentini da latte di certi cristiani frettolosi della pratica domenicale.

Altri si giustificano affermando che non bisogna mettere troppa carne al fuoco e quella messa a disposizione da San Paolo è una carne che richiede una lunga fase di cottura per essere ammorbidita e non risultare indigesta per un pubblico di non elevata cultura teologica.

E ci sono pure quelli che trovano un facile alibi facendo osservare che certi brani andrebbero ‘contestualizzati’, il che dovrebbe essere fatto nel corso di una serie di conferenze e non negli spazi già di per sé angusti di un’omelia festiva.

E così San Paolo rimane largamente inutilizzato. Le sue Lettere sfruttate solo parzialmente. Una rapida scorsa, e via a parlare d’altro. Basterebbe invece soffermarsi su una sola frase per irrobustire la nostra fede.

Personalmente non accetto l’attuale stato di cose e questo relegare il messaggio di Paolo in un angolo della predicazione e, di conseguenza, anche della riflessione personale.

Quelle Lettere, al di là dei destinatari immediati, sono indirizzate a noi. Contengono notizie, provocazioni salutari, incoraggiamenti, osservazioni e reprimende che ci riguardano da vicino. Corinto, Tessalonica, Filippi, Roma, Efeso, sono le nostre comunità. I contenuti di quelle missive risultano di scottante attualità e non sono per nulla datati. Gli esperti si accaniscono a stabilire la data esatta di composizione delle singole Lettere, e non sempre si trovano d’accordo (anzi, quasi mai). Lasciamo tranquillamente che discutano tra loro. Per conto nostro dovremmo già aver risolto il problema: quella Lettera particolare è stata scritta oggi, reca la data precisa in cui io la prendo in mano.

Credo in unum Deum …

Oggi sono pochi i Paesi in cui proclamare il Credo potrebbe mettere a repentaglio la propria vita, come nei primi secoli delle persecuzioni. Eppure … che imbarazzo se lo dovessimo fare alla presenza di amici e colleghi che non condividono la nostra fede! Perché siamo timidi quando dobbiamo venire allo scoperto come credenti? Una volta un mio amico ha osservato un giovane musulmano che, srotolato il suo tappeto nello spiazzo di una stazione di servizio, pregava in direzione della Mecca e ha giurato che non avrebbe più esitato a fare il segno della croce e dire la preghiera di ringraziamento prima di mangiare.

Nella nostra società recitare il Credo incontra oggi tre tipi di resistenze. Ci identifica come credenti in un’epoca secolarizzata – ci fa proclamare la fede sotto forma di dogmi – e ce lo fa fare con parole formulate secoli fa dalla Chiesa. Mai in Occidente, almeno a partire dalla Rivoluzione francese, c’è stato un rifiuto tanto feroce della religione. Il libro L’illusione di Dio di Richard Dawkins è uno dei libri che ha venduto di più in tutto il mondo. La religione è generalmente ritenuta irrazionale e fonte di conflitti violenti in tutto il mondo. Quindi, persino confessare di credere fa correre il rischio di esporsi al ridicolo e al disprezzo. Quel che è peggio, il Credo è una dichiarazione di fede sotto forma di dogmi. Il semplice atto del credere è considerato da alcuni segno di immaturità – tollerabile, forse, se si aderisce a una vaga spiritualità, ma la nostra società presuppone che i dogmi siano ‘dogmatici’, che chiudano la mente. Accettarli significa rifiutarsi di pensare con la propria testa.

I padri della Chiesa che hanno definito questi dogmi hanno litigato su ogni parola. Si preoccupavano con tanto ardore della giusta formulazione della loro fede che Sant’Atanasio era pronto a sopportare morte ed esilio per una sola parola del Credo.  Ario, contro il quale è stato scritto in gran parte il Credo niceno, ha insegnato canzoni agli scaricatori del porto di Alessandria per sostenere la sua teologia. Vi immaginate gli addetti ai bagagli dell’aeroporto di Fiumicino che si scaldano sulla questione della divinità di Gesù? Certamente non quelli cristiani!

Ovviamente, la nostra società è altrettanto dogmatica, ma in modo inconsapevole.  Chesterton diceva che ‘ci sono solo due tipi di persone: quelli che accettano i dogmi e lo sanno, e quelli che accettano i dogmi e non lo sanno’ (The Mercy of Mr. Arnold Bennett). Abbiamo perso la consapevolezza che le parole giuste contino, nella fede come in tutto il testo. Una volta mi hanno fermato due giovani che conducevano un’inchiesta. Mi hanno chiesto se credessi che Gesù fosse letteral-mente il Figlio di Dio. Ho risposto che dipendeva da quello che volevano dire. Se intendevano che Gesù era il figlio del Padre esattamente nel senso in cui io ero la figlia di mio padre, allora ‘no’. Se invece mi chiedevano se era davvero il Figlio del Padre, ed era ‘generato e non creato’, allora ‘si’. Si sono guardati, confusi, e poi uno ha detto: ‘Mettilo sotto Non so’. Lo scopo dei dogmi della Chiesa non è mettere a tacere ogni discussione. E’ proprio il contrario: si sono evoluti in opposizione alle eresie che facevano proprio così, ossia avvolgere le verità della fede in posizioni teologiche ristrette che tradivano il mistero. Javier Melloni (Meditation and the opacity of Scriptures and Dogmas) sostiene che i dogmi possono essere trattati come idoli che arrestano la nostra ricerca di Dio, ma se ben compresi essi sono icone che ci invitano a proseguire il nostro pellegrinaggio verso il mistero, spingendoci oltre risposte troppo facili.

Quando proclamiamo il Credo, non soltanto approviamo i dogmi, ma lo facciamo con parole composte dalla Chiesa secoli fa. Per molte persone l’accettazione delle formule della Chiesa, una fede definita da un’istituzione, sembra infantile e intellettualmente disonesta, una rinuncia all’integrità intellettuale. Thomas Merton era così disgustato dall’aver scoperto che il libro di teologia cattolica che stava leggendo conteneva il nihil obstat, il permesso ecclesiastico ufficiale per la pubblicazione, che per poco non lo ha gettato fuori dal finestrino del treno. E’ stato un bene che non lo abbia fatto, dal momento che il libro gli ha cambiato la vita.

Quindi, recitare il Credo è da coraggiosi. Ci esponiamo alle accuse di essere ingenui, bigotti, arroganti e creduloni.

Che cosa significa, quindi, per me, confessare di credere in Dio? Sembrerebbe che stia affermando l’esistenza di una persona potente e invisibile, qualcuno che gestisce l’Universo, l’amministratore delegato del mondo. Come per il mostro di Loch Ness o lo Yeti, alcune persone credono che esseri esistano e altri, come Dawkins, no. Si soppesano le prove e si decide. Se la pensate così, allora potreste simpatizzare per Bertrand Russell che disse che se, una volta morto, avesse scoperto che dopo tutto Dio esisteva, avrebbe detto: ‘Toh! Dio, avresti dovuto dare prove più consistenti della tua esistenza’.

Ma tutti i grandi teologi cristiani – cattolici, ortodossi e protestanti – hanno sempre rifiutato questo tipo di fede in Dio. Dio non è una o tre persone potenti e invisibili. Non stiamo dicendo che, accanto a tutte le persone importanti visibili la cui esistenza è evidente, come il Presidente degli Stati Uniti o il Segretario Generale dell’Onu, ce ne siano altre tre che non possiamo vedere e che sono ancora più importanti. Se faceste una lista di tutte le cose che esistono, Dio non ci sarebbe. Dio è la ragione per cui c’è qualcosa invece che niente, la fonte di tutto ciò che esiste, ma non un’altra cosa esistente.

Che cosa significa, quindi, credere nel Padre, Figlio e Spirito Santo? Per San Tommaso d’Aquino la fede fondamentalmente non è credere a cose su Dio. Dio è un mistero fuori della portata della nostra comprensione. In questa vita siamo uniti a Dio come all’Inconoscibile. Credere è l’inizio di un’amicizia con Dio. Ciò ha inizio con l’essere chiamati da Dio.  Dio si è rivolto ai nostri antenati nella fede ed essi hanno risposto hineni ‘eccomi’! Sono stati invitati a scoprire di far parte della lunga storia dell’amicizia di Dio con il suo popolo.

Credendo nel Padre, creatore del cielo e della terra, guardo tutto con gratitudine. Credendo nel Figlio, gioisco della sua intelligibilità e cerco di capire. Credendo nello Spririto Santo, mi proietto oltre me stesso nell’amore. I dogmi sono importanti. L’ortodossia libera dal pregiudizio e dalla meschinità e schiude i cuori e le menti. Come diceva il grande Chesterton, l’ortodossia è un’avventura.

 

Ego sum Immaculata Conceptio

Centocinquantacinque anni fa, era il Venerdì 8 dicembre 1854, fin dalle 6 del mattino furono aperte le porte della Basilica di San Pietro. Alle ore 8 la Basilica era gremita di fedeli, quasi 50.000. Alle 10 dalla Cappella Sistina si muove la lunga processione di 53 Cardinali, 43 Arcivescovi e 99 Vescovi, provenienti da tutto il mondo, diretta verso l’altare papale, ove il papa Pio IX celebrò la solenne santa Messa. Come di rito, al termine del canto del Vangelo in greco e poi in latino, il Cardinale Macchi, decano del Collegio Cardinalizio, si prostrò ai piedi del Pontefice domandando, con voce sorprendentemente energica, per i suoi 85 anni, il decreto sull’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, “che avrebbe cagionato gioia in Cielo e il massimo entusiasmo sulla terra”.

Dopo il canto allo Spirito Santo del Veni Creator, il Papa, seduto sul trono, lesse con tono grave e voce alta la solenne definizione dogmatica: “A onore della santa e individua Trinità, a gloria e ornamento della Vergine Madre di Dio, per l’esaltazione della fede cattolica, e per l’incremento della religione cristiana, con l’autorità del Signore Nostro Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, ed in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e ostantemente da tutti i fedeli”.

Dal momento in cui il Cardinale decano aveva fatto la richiesta della promulgazione del decreto fino al Te Deum cantato dopo la Messa Pontificale, al segno dato dal colpo di cannone esploso da Castel Sant’Angelo, e per lo spazio di una ora, tutte le campane di Roma suonarono a festa per celebrare un giorno così glorioso per la Chiesa e per l’umanità.

Tutti i presenti affermarono che, al momento solenne il papa Pio IX fu investito dall’alto da un fascio di luce che ne illuminò il volto solcato di lacrime. Alcuni studiosi attestano che in nessun periodo dell’anno, tanto meno di dicembre, da nessuna finestra della Basilica Vaticana un raggio di sole può scendere ad illuminare qualunque punto dell’abside, nella quale si trovava Pio IX. Questo induce a pensare che sia stato un segno soprannaturale, con cui il Cielo confermava l’atto dogmatico del Vicario di Cristo in terra.

“My Lady is beautiful, beautiful beyond compare; so beautiful that when one has seen her once, one would wish to die so as to see her again; so beautiful that when one has seen her, one can no longer love anything earthly.”

St. Bernadette

“Still more was it becoming that God should preserve her from Original Sin, for He destined her to crush the head of that infernal serpent, which, by seducing our first parents, entailed death upon all men; and this our Lord foretold: “I will put enmities between thee and the woman, and thy seed and her seed: she shall crush thy head.” (Gen. 3: 15) But if Mary was to be that valiant woman brought into the world to conquer Lucifer, certainly it was not becoming that he should first conquer her, and make her his slave; but it was reasonable that she should be preserved from all stain, and even momentary subjection to her opponent. The proud spirit endeavoured to infect the most pure soul of this Virgin with his venom, as he had already infected the whole human race. But praised and ever blessed be God, Who, in His infinite goodness, preendowed her for this purpose with such great grace, that, remaining always free from any guilt of sin, she was ever able to beat down and confound his pride, as Saint Augustine says: ‘Since the devil is the head of Original Sin, this head it was that Mary crushed: for sin never had any entry into the soul of this Blessed Virgin, which was consequently free from all stain.’ And Saint Bonaventure more expressly says, ‘It was becoming that the Blessed Virgin Mary, by whom our shame was to be blotted out, and by whom the devil was to be conquered, should never, even for a moment, have been under his dominion’.”

St. Alphonsus Liguori

Un’autorità divina

O per via della ormai datata Riforma protestante, o a causa del ’68, o frutto di errate interpretazioni del Concilio Vaticano II, fatto sta che nel mondo cattolico è dilagante un fenomeno preoccupante: la “fede fai da te”. Ove per “fede fai da te” si intende quella tendenza a prendere dal “pacchetto integrale della fede” solo ciò che a ciascuno piace e a rigettare tutto ciò che invece proprio non va giù. Popes 1Per esempio, se uno è favorevole all’aborto, ma si dice cattolico, rifiuta la scomunica e, più in generale, la dottrina della Chiesa in tema di aborto. Oppure se uno non va a Messa la Domenica tenderà a far finta che la dottrina della Chiesa, che stabilisce che non san-tificare il giorno del Signore è peccato mortale, non esista o sia sbagliata. Ma lo stesso vale per le convinzioni interiori che prescindono da coinvolgimenti personali: se uno è favorevole all’eutanasia, anche se non ha persone care malate terminali, tende a pensare che la dottrina della Chiesa in tema di eutanasia sia sbagliata.

Ecco dunque il nucleo essenziale di questo fenomeno: il rifiuto di ciò che la Chiesa insegna, se contrario alla propria convenienza, alla propria ideologia, al proprio modo di vedere il mondo! Il fenomeno è preoccupante! Preoccupante perché ognuno dal “pacchetto integrale della fede” si prende ciò che vuole, scartando ciò che è troppo scomodo e impegnativo! Insomma: prende il suo “sacchettino” e lo riempie di ciò che, del Cattolicesimo, gli è più conveniente, più congeniale, più conforme al suo modo di essere e di pensare! Peccato che questo snaturi completamente l’architettura teologica, dottrinale di fondo del Cattolicesimo. Popes 2Infatti la Chiesa non è un partito politico, dal quale potersi distanziare ogni qualvolta esprime posizioni non conformi al proprio pensiero! E’ lecito dissentire da un partito politico perché è una realtà umana, la Chiesa no! Essa è sì fatta di uomini, ma uomini guidati dallo Spirito Santo.

Ricordiamoci le parole di Gesù a Pietro:  “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevar-ranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Le stesse parole che si rivolgono ad ogni successore di Pietro, ad ogni Papa!  “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Ecco allora che qui si fonda il potere e l’infallibilità teologica del Papa, della quale non è lecito dubitare! Ecco allora che occorre guardare a “chi” dice cosa e non al “cosa” dice. Non si può avere in quest’ambito una visione oggettiva (che di volta in volta guarda a “cosa” è stato detto), occorre avere una visione soggettiva – che riconosce che, a prescindere da cosa è stato detto, a prescindere dalla conformità di ciò al pensiero del singolo, se è il Papa a dirlo ex cathedra è verità. E anche ammesso che sia lecito dissentire non è mai lecito disubbidire al Papa!

L’autorità che il Papa ha è di derivazione divina, non umana! Ed è per questa ragione che l’unica forma di Cattolicesimo possibile è il Cattolicesimo ‘Tradizionale’!

Popes 3

Ammettere infatti che il Papa può sbagliare, ammettere che la Chiesa in comunione con lui può sbagliare, significa ammettere che sono istituzioni umane. E non lo sono! Ecco la pericolosità enorme del “cattolicesimo fai da te”! Se dalla Chiesa si può dissentire come da un partito politico, allora la Chiesa non è più di un partito politico! Allora la Chiesa è un’istituzione umana e non divina! Allora anche Gesù (che ha dato quell’autorità alla sua Chiesa) è fallace!

Questo purtroppo è il logico corollario del “cattolicesimo fai da te”. Ecco allora che noi tutti, Cattolici ‘Tradizionali’, dobbiamo impegnarci a combattere contro questo “cattolicesimo fai da te” perché predomina sulla Chiesa e il Sommo Pontefice! E distrugge l’essenza del messaggio cristiano! Solo da una riscoperta dell’obbedienza al Romano Pontefice e alla Santa Chiesa in comunione con lui può rinascere una vera civiltà cattolica, docile e obbediente, tramite la Chiesa, al suo Divino Creatore.   

Santo o demonio

a) priestsVeneriamo il Sacerdote e siamogli grati perché ci dona Gesù; ma soprattutto preghiamo per la sua altissima missione, che è la missione stessa di Gesù: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Gv 20:21). Missione divina che fa girar la testa e impazzire di amore, a rifletterci fino in fondo. Il Sacerdote “è assimilato al Figlio di Dio” (Eb 7:3), e il Santo Curato d’Ars diceva che “solo in cielo misurerà tutta la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morrebbe non di spavento, ma di amore … Dopo Dio, il Sacerdote è tutto”..

b) priestsMa questa sublimità di grandezza comporta re-sponsabilità enormi che pesano sulla povera umanità del Sacerdote; umanità in tutto identica a quella di ogni altro uomo. “Il Sacerdote”, diceva San Bernardo “per natura è come tutti gli altri uomini, per dignità è superiore a qualsiasi altro uomo della terra, per condotta deve essere emulo degli Angeli”.

Vocazione divina, missione sublime, vita angelica, dignità eccelsa, pesi sterminati … in povera carne umana! Diceva bene il Servo di Dio don Edoardo Poppe, Sacerdote mirabile: “Il Sacerdozio è Croce e Martirio”:

d) priests

Pensiamo al peso delle responsabilità per la salvezza delle anime affidate al Sacerdote. Egli ha da preoccuparsi di portare alla fede gli increduli, di convertire i peccatori, di infervorare i tiepidi, di sospingere sempre più in alto i buoni, di far camminare sulle vette i Santi. Ma come può fare tutto ciò se non è davvero “uno” con Gesù? Per questo San Pio diceva:  “Il Sacerdote o è un santo o è un demonio”, o santifica o rovina. Ma quale disastro incalcolabile non provoca il Sacerdote che profana la sua vocazione con un indegno comportamento o addirittura la calpesta, rinnegando il suo stato di consacrato ed eletto del Signore (Gv 15:16)?

San Giovanni Bosco diceva che “un prete o in Paradiso o all’inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell’adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio”.

Il Santo Curato d’Ars, è scritto nei Processi Canonici, versava lacrime abbondantissime “pensando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione”. E San Pio ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli.

c) priests

Sappiamo che Santa Teresina, l’angelica carmelitana, fece la sua ultima Comunione, prima di morire, per questa sublime intenzione: ottenere il ritorno di un Sacerdote traviato che aveva rinnegato la sua vocazione. E si sa che questo Sacerdote morì pentito, invocando Gesù. Sappiamo che non sono rare le anime, specialmente verginali, che si sono offerte vittime per i Sacerdoti. Sono anime predilette da Gesù in modo assolutamente singolare. Ma preghiamo anche noi, e offriamo anche noi sacrifici per i Sacerdoti, per quelli traviati e per quelli già avanti nella perfezione. E’ così facile, purtroppo, criticare i difetti dei Sacerdoti, mentre è piuttosto raro che si preghi per loro.

San Nicola di Flue, celebre santo svizzero, padre di famiglia, a chi era facile alla critica contro i Sacerdoti, diceva con energia: “E tu, quante volte hai pregato per la santità dei Sacerdoti? Dimmi: che cosa hai fatto tu per ottenere alla Chiesa buone vocazioni?”

Extra Ecclesiam nulla salus

Gesù Cristo è l’unico salvatore del mondo, e fuori dalla Chiesa non c’è salvezza: Extra Ecclesiam nulla salus.

Michelangelo, Giudizio UniversalePer secoli la Tradizione (ciò che si è tramandato) Cattolica ha insegnato al mondo questa cruda ma fondamentale verità. Una verità, si badi bene, che non anticipa in alcun modo il giudizio finale sulle singole persone, su quanti, per esempio, non sono cattolici o non sono cristiani, o si dichiarano atei. La Chiesa proclama con prudenza e solennità alcuni beati, cioè defunti che sono certamente in Paradiso, al contrario non ha mai stilato elenchi di persone sicuramente condannate alla dannazione eterna.

Si sa per certo che l’Inferno non è vuoto, come vorrebbe qualcuno in vena di furbe scorciatoie, ma si tace sull’identificazione di coloro che purtroppo lo affollano. Il giudizio di ogni anima spetta soltanto a Colui che la conosce fino in fondo e fino all’ultimo respiro: Dio Padre.

Inoltre la salvezza si estende oltre i confini istituzionali della Chiesa, qualora senza colpa si ignori il Vangelo e si cerchi sinceramente Dio.

Detto questo, la Tradizione non ha mai avuto dubbi nell’insegnare che è solo attraverso la Chiesa che passa la salvezza. E se le parole hanno un senso, bisogna riconoscere che questa è una notiziona da prima pagina!

Tommaso d'Aquino, GuercinoMa per una strana forma di modestia insulsa, negli ultimi decenni noi cattolici ci siamo comportati con questa verità della Tradizione come un direttore di giornale che, avendo lo scoop del secolo, lo pubblica alla pagina 34, sotto l’oroscopo e il sudoku.

Se si interpella un qualsiasi cattolico di recente formazione, è molto probabile che giudicherà l’affermazione “fuori della Chiesa non c’è salvezza” come il retaggio di un cattolicesimo che non esiste più, il rigurgito di un catechismo superato dal solito Vaticano II. Ignorando che il 6 agosto 2000, si proprio nell’ultimo anno del XX secolo e non nel 200, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ribadito questo insegnamento nella dichiarazione ‘Dominus Iesus’.

Allora, essere cattolico significa innanzitutto riscoprire la centralità della Chiesa, madre e maestra.

Senza clericalismi, ma con la consapevolezza che la “Cattolica” non è una, per quanto rispettabile, associazione di cristiani. Ma è istituzione divina, sposa di Cristo, realtà misteriosa voluta dal Figlio di Dio ma fatta di uomini. Anche se si tratta di una convinzione affievolita persino dalle comunità cattoliche, spesso appiattite su una visione orizzontale, che riduce la Chiesa ad agenzia sociale del sacro dove uomini esperti di riti forniscono parole medicamentose contro il logorio della vita moderna.

Questo, amici miei, è il Protestantesimo!

Perugino, Peter receives the keysMa, allora, che cos’è la Chiesa? In primo luogo è “il Corpo mistico di Cristo”, la sua Sposa. Ma è, allo stesso tempo, “la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e a dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai suoi sacramenti e obbediscono ai Pastori stabiliti da lui”. Si dice anche che la Chiesa è “popolo di Dio”, ma a riguardo di questa affermazione bisogna evitare certi equivoci perché c’è il rischio che parlando solo del popolo ci si dimentichi di Gesù Cristo, e si riduca la Chiesa a un fenomeno sociologico visibile.

Nel popolo che costituisce la Chiesa vi sono tre grandi famiglie che sono intimamente unite tra loro in comunione con Cristo: la Chiesa Trionfante, la Chiesa Purgante e la Chiesa Militante. La prima costituita da tutti coloro che ci hanno preceduto e sono in Paradiso; la seconda, composta dalla anime del Purgatorio, che espiano e si preparano però a godere della beatitudine eterna; la terza, quella della quale facciamo parte tutti noi Cattolici che siamo su questa terra, alla guida della quale Gesù ha insediato il Papa come successore di Pietro e quindi successore Suo.

La comunione dei santi si realizza costantemente nella possibilità che queste tre famiglie hanno di pregare a vicenda.

Lo sguardo del Cattolico consapevole di questa verità strabiliante è così aiutato ad allargarsi, a dilatarsi ben al di là della modestissima prospettiva contemporanea. Ci si accorge che la Chiesa non è fatta soltanto della generazione visibile che vive gomito a gomito con noi, ma che essa è molto più grande. Ci si accorge che la Chiesa non è solo quella di Paolo VI, o di Giovanni Paolo II, o di Padre Pio. Ma è anche quella di Bernardo di Chiaravalle, Tommaso d’Aquino, Agostino. E di milioni e milioni di santi che nemmeno conosciamo.

La Chiesa è nella storia, ma non è riducibile a una certa epoca. E poiché le cose stanno così, nessuna generazione è padrona assoluta della Chiesa, ma semmai è testimone e CUSTODE di una Tradizione che la illumina e la supera.

Un insegnamento bimillenario …

Don Pierpaolo Petrucci ha scritto un interessante articolo intitolato ‘Fede e Tradizione’ (La Tradizione Cattolica – Anno XX – no. 2(70) – 2009).  
Riporto un breve paragrafo:

 Daniel_Huntington_Philosophy_and_Christian_Art

La fedeltà all’insegnamento della Tradizione è stato sempre un criterio di verità contro gli errori e le eresie che sono sorte durante il corso dei secoli. Origene, già nel terzo secolo diceva: “Gli eretici allegano le Scritture. Noi non dobbiamo credere alle loro parole né staccarci dalla tradizione primitiva della Chiesa, ne credere altra cosa che ciò che è stato trasmesso ininterrottamente nella Chiesa di Dio”.

Il magistero della Chiesa, esercitato dal Papa e dai Vescovi riuniti in concilio o dispersi nelle loro diocesi – infallibile nelle condizioni definite della Chiesa – è l’interprete della Tradizione.  E’ lui che ci testifica ciò che fa parte del deposito rivelato e che ce lo trasmette.  Ma non potrà mai cambiare tale deposito, cioè non potrà mai affermare che ciò che è già stato dichiarato rivelato da Dio non lo sia più o che lo siano dottrine che lo contraddicono.  Il Concilio Vaticano I ci ricorda infatti che: “Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro perché facciano conoscere sotto la sua ispirazione una nuova dottrina, ma perché, con la sua assistenza, conservino santamente ed espongano fedelmente la Rivelazione trasmessa degli apostoli cioè il deposito della fede”.

E’ molto importante ricordarci questa dottrina messa in dubbio dai protestanti.  Per essi solo la Sacra Scrittura ha valore come se prima che gli Apostoli scrivessero il Nuovo Testamento il cristianesimo non esistesse.

Le caratteristiche della Tradizione ne fanno l’interprete della Sacra Scrittura stessa che deve essere detta la luce dell’insegnamento constante della Chiesa sotto pena di cadere negli errori.  I protestanti che ammettono il principio del libero esame cadono irrimediabilmente nell’interpretazione soggettiva e sono divisi oggi in migliaia di sette.

Figlio dell’eresia protestante nel suo soggettivismo è il modernismo.  Esso afferma che le verità della fede, i dogmi, sono solo formule destinate a tradurre il sentimento religioso che è in noi.  Poiché questo sentimento è qualche cosa di mutevole e dipende dalle circostanze e dalle epoche, esso è soggetto a trasformazione.  Ne segue che le formule che lo esprimono, i dogmi di fede, possono cambiare con esso ….. La Chiesa non può insegnare oggi il contrario di ciò che essa ha insegnato durante venti secoli di storia e pretendere allo stesso tempo di essere ‘in continuità’ con il magistero precedente.


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INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.