Archive for the 'Sacre scritture' Category

Dalla Lettera di San Paolo a noi …

San Paolo ha indubbiamente scritto numerose Lettere nel corso della sua attività missionaria, ma soltanto tredici sono conservate nel canone degli scritti del Nuovo Testamento.

Abbiamo la tendenza oggi di immaginare che quella di Corinto fosse una comunità piuttosto turbolenta che procurava grossi grattacapi all’apostolo. Che gli abitanti della regione della Galazia fossero tipi che non si accontentavano di un solo Vangelo, subissero il fascino di tutti i predicatori di passaggio, e che avessero una spiccata tendenza a camminare all’indietro. Che Paolo avesse scelto Roma quale luogo privilegiato per istituirvi una specie di università personale che gli permettesse di esibire il meglio della sua teologia decisamente impervia … ma si verifica così un fenomeno di ‘estraneità’ anche a causa di parecchi preti i quali, nelle omelie, assorbiti quasi totalmente dal commento del brano evangelico, se la cavano – nel migliore dei casi – con cenni frettolosi a quei testi ‘che richiederebbero spiegazioni approfondite, ma non è questa la sede adatta’ (senza specificare quale sarebbe questa sede e cosa sono intenzionati a fare per allestirla).

Insomma, il piatto è già stracolmo, e non c’è spazio per il cibo, sia pure sostanzioso, approntato da San Paolo, che però richiederebbe una masticazione lenta, non alla portata dei dentini da latte di certi cristiani frettolosi della pratica domenicale.

Altri si giustificano affermando che non bisogna mettere troppa carne al fuoco e quella messa a disposizione da San Paolo è una carne che richiede una lunga fase di cottura per essere ammorbidita e non risultare indigesta per un pubblico di non elevata cultura teologica.

E ci sono pure quelli che trovano un facile alibi facendo osservare che certi brani andrebbero ‘contestualizzati’, il che dovrebbe essere fatto nel corso di una serie di conferenze e non negli spazi già di per sé angusti di un’omelia festiva.

E così San Paolo rimane largamente inutilizzato. Le sue Lettere sfruttate solo parzialmente. Una rapida scorsa, e via a parlare d’altro. Basterebbe invece soffermarsi su una sola frase per irrobustire la nostra fede.

Personalmente non accetto l’attuale stato di cose e questo relegare il messaggio di Paolo in un angolo della predicazione e, di conseguenza, anche della riflessione personale.

Quelle Lettere, al di là dei destinatari immediati, sono indirizzate a noi. Contengono notizie, provocazioni salutari, incoraggiamenti, osservazioni e reprimende che ci riguardano da vicino. Corinto, Tessalonica, Filippi, Roma, Efeso, sono le nostre comunità. I contenuti di quelle missive risultano di scottante attualità e non sono per nulla datati. Gli esperti si accaniscono a stabilire la data esatta di composizione delle singole Lettere, e non sempre si trovano d’accordo (anzi, quasi mai). Lasciamo tranquillamente che discutano tra loro. Per conto nostro dovremmo già aver risolto il problema: quella Lettera particolare è stata scritta oggi, reca la data precisa in cui io la prendo in mano.

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Non ti dimenticherò mai

Dio è Padre. In queste tre parole è contenuta tutta la grandezza della divina misericordia. Per essere più precisi: Dio non è solo un padre, ma un padre e una madre allo stesso tempo.

L’amore paterno è quello che si destina a chi non esiste ancora, desiderando ardentemente di dargli la vita. E’ l’amore che avvolge il bambino con la sua forza, dopo averlo generato – l’amore che veglia in tutti gli istanti del giorno e della notte, previene tutti i pericoli, appoggia tutti i piccoli passi di questo essere fragile che tenta di camminare, lo dirige, lo sostiene, si fa piccolo con questo piccolo, in attesa del momento di farsi eroico e di immolarsi, se necessario – l’amore che a volte punisce, molto più spesso perdona, e non punisce se non per far meritare il perdono – l’amore che ama fino all’ultimo e che, disprezzato, insultato, maledetto, accompagna, nonostante tutto, fino all’estremo e con uno sguardo di tenero affetto, il figlio cattivo e colpevole – l’amore, infine, ultimo tocco che conclude il quadro, che dimentica il proprio onore di padre oltraggiato, i propri diritti profanati con la più nera ingratitudine, con la più indegna condotta, per correre, lui, l’offeso, verso l’offensore, se vede da lontano il figliol prodigo che torna da lui pentito.

Ecco l’amore paterno, tale quale la natura lo concede ai veri cuori di padre su questa terra.

Ma Dio ha la sua maniera di essere padre e madre nel contempo, che eccede infinitamente tutto questo. Nemo tam pater, tam mater nemo: nessuno è padre, nessuno è madre come Lui. Egli stesso ci dice, per mezzo della più brillante voce dei profeti dell’Antico Testamento, Isaia: ‘Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai’ (Is 49:15).

Gioite – Cristo è risorto!

Christ is risen! Truly, He is Risen!

Buona Pasqua a tutti – Happy Easter to all

Gesù il Nazareno, il Crocifisso, è risorto! Sono le parole del kérygma, che proclama la buona notizia: Gesù di Nazaret, di cui tutto il vangelo è ricordo e racconto, quello che finì sulla croce, proprio lui in persona è risorto! E’ la parola fondamentale della fede cristiana, incredibile a tutti. Noi conosciamo una vita per la morte – qui c’è una morte per la vita. E’ importante ogni parola di questo annuncio: il Risorto è l’uomo Gesù, il carpentiere di Nazaret, la sua carne crocifissa. Tutta la debolezza umana è inscindibile dalla gloria che io cerco.

Non è qui. E’ importante venire al sepolcro, e vedere che non è qui. Qui dovrebbe essere, dove ognuno attende di finire e dove finisce ogni attesa. Ma la promessa di Dio smentisce la nostra certezza più certa. Questo non è qui è una costatazione oggettiva della risurrezione. E’ infatti un’assenza inspiegabile. Se fosse spiegabile, sarebbe l’ultimo imbroglio, il peggiore (Mt 27:64). Inoltre, se il corpo fosse nel sepolcro, la morte non sarebbe vita, e non ci sarebbe il vangelo di salvezza. Ci sarebbe solo una dottrina su come vivere e morire piamente. Ma questo non cambia la realtà!

Vivere a partire dalla morte e risurrezione significa portare dentro di se un inguaribile ottimismo, la certezza che l’amore è più forte della morte, e che le scelte di bene, anche le meno appariscenti e le più smentite, mandano avanti la storia dell’uomo e del mondo.

Vivere a partire dalla morte e risurrezione significa non rinunciare alla lotta e alla festa per la vita. Oggi più che mai la festa deve avvolgere la vita quotidiana, tentata di ridursi a vita meschina, privatizzata, senza ideali – deve rintracciare le radici in cui affonda la nostra esistenza – deve manifestarsi nell’entusiasmo e nella passione per la vita, di fronte agli spazi immensi dei bisogni e delle realizzazioni sociali.

Vivere a partire dalla morte e risurrezione significa avere il coraggio di denunciare le piccole e le grandi ingiustizie dell’uomo, e riconoscere che in ogni gesto di liberazione – da qualunque parte esso provenga – è presente il Signore della vita.

Vivere a partire dalla morte e risurrezione è, infine, sentirsi parte di una ‘grande speranza’, che non è soltanto speranza nel mondo e nell’uomo, ma in quei cieli nuovi e in quella terra nuova, che attendono ogni uomo di buona volontà, e che sono il dono di Dio.

La gioia della fede

Sembra che molti, oggi, non vivano nella gioia. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano in un mondo che li confonde. Animati da buona volontà, vedono le povertà e le ingiustizia e desiderano porvi rimedio. Sono sfidati dagli argomenti di quanti negano l’esistenza di Dio e si interrogano su quali risposte dare. Constatano i danni recati all’ambiente dall’avidità degli uomini e lottano per trovare modi di vivere in armonia con la natura e gli altri. Dove cercare risposte? Lo Spirito orienta verso mete per le quali vale la pena di vivere e che danno la forza per continuare un cammino in cui far nascere un mondo migliore, consapevoli che: ‘I nostri cuori non troveranno pace finchè non riposano in Dio’ (Sant’Agostino).

I discepoli di Giovanni, come i farisei, erano soliti digiunare nei tempi stabiliti. Vedendo però che i discepoli di Gesù non digiunavano, alcuni andarono da lui e gli domandarono: ‘Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi non digiunano?’ Gesù rispose loro: possono gli amici dello sposo digiunare mentre lo sposo è con loro? Finchè hanno con sé lo sposo non possono digiunare’ (Marco 2:18). Il banchetto nuziale è usato spesso dalla Bibbia per indicare uno stato di gioia, di felicità. Si mangia e si beve quando si è contenti, o quando si partecipa alla festa di qualcuno, come nel caso delle nozze. Si digiunava invece quando si doveva fare cordoglio, segnalare in qualche modo una mancanza di soddisfazioni, una situazione di tristezza.

Perché dunque i discepoli di Gesù non digiunano come fanno quelli di Giovanni e i farisei? Non digiunano perché hanno i loro buoni motivi per essere felici, hanno scoperto Gesù maestro e amico e Gesù ha scoperto loro, li ha cercati, li ha chiamati per nome, ha cambiato le loro vite. Le loro reti erano vuote e si sono riempite di pesci, di gioia e di senso. La loro vita dopo l’incontro con Gesù si è trasformata in meglio così che non possono che gioire, e noi conosciamo la gioia che reca all’animo una situazione nuova e bella, come può essere un incontro significativo, un’amicizia vera, la guarigione dopo una lunga e dolorosa malattia. Ma anche la scoperta della fede. Si ricordano questi momenti con una gioia incontenibile, per la certezza di aver trovato il senso della vita ed anche la sua direzione. Come si fa a digiunare (essere tristi) se lo sposo è con noi? Come si può piangere quando la nostra vita è piena di luce?

Non si tratta qui soltanto di una gioia individuale o di gruppo. Gesù evidenzia il contrasto che esprimono in qualche modo i due gruppi di discepoli, quelli di Giovanni ed i suoi. Se la festa è iniziata, perché digiunare come se non lo fosse? E’ come quando si aspetta la nascita di un bambino, e non si riconoscesse la gioia e lo stupore del fatto che il bambino è già nato ed è diverso da come lo si era immaginato. Il Vangelo non si impone a nessuno e Gesù non polemizza. Semplicemente descrive due situazioni: un gruppo di persone che continuano a digiunare, ed un altro che partecipa alla festa.

Noi siamo invitati ad andare con lui, a interrompere il cordoglio, a mangiare e a bere con lo sposo e a fare festa.

Un male intrinsecamente disordinato

1 Embracing peoniesNella Dichiarazione della Dottrina della Fede su alcune questioni di estetica sessuale del 29 dicembre 1975, si afferma che occorre accogliere con compren-sione le persone omoses-suali e di parlare con prudenza della loro soggettiva colpevolezza morale, però nello stesso tempo si dichiara che “secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”, sono “intrinsecamente disordinati e, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione” (n. 8).

La dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi della Chiesa Cattolica su Cura pastorale delle persone omosessuali del 1 Ottobre 1986 si ricollega al documento del 1975 affermando che qualcuno lo aveva interpretato in modo troppo benevolo quanto alla condizione omosessuale fino a definirla indifferente o addirittura buona. Questo secondo documento afferma:

  • 2 Embracing treesL’inclinazione omosessuale è un male (intrinsecamente disordinato), ma in sé non è peccato, mentre gli atti omosessuali sono peccato mortale: “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere condannata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile” (n. 3).

Si motiva tale condanna degli atti omosessuali partendo dalle sacre scritture e dalla tradizione unanime della Chiesa.
Tali atti violano la legge naturale morale, perché non hanno possibilità di procreare, né conducono ad una unione complementare. L’attività omosessuale inoltre “impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (n. 7).

3 Entwined flowersLe persone omosessuali sono quindi tenute a vivere la castità nel senso che non devono avere rapporti omosessuali: “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immo-ralmente” (n. 7).

  • Tutto questo però non deve togliere la dignità verso queste persone e viene condannata ogni discriminazione nei loro riguardi (cfr. n. 10).
  • Le associazioni di omosessuali sono possibili solo se prima si è chiarito bene che l’attività omosessuale è immorale (cfr. n. 15).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ripete la dottrina espressa nei due documenti esaminati (cfr. nn. 2357, 2358, 2359).

4 Entwined treesRibadisce che gli atti omosessuali sono mancanze gravi contro la virtù della castità: “tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali” (n. 2396).
L’omosessualità è contraria al piano di Dio in quanto non è capace di generazione.
Anche se l’omosessualità è un fatto costitutivo della persona è sempre una disfunzione un sintomo della creazione decaduta, conseguenza del peccato originale.
“Poiché l’essere umano deve realizzare l’ordine della creazione così come Dio l’ha voluta, cioè senza cedere alla possibilità del male, il comportamento omosessuale è sempre oggettivamente disordinato”

Nella recente Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede su considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 Giugno 2003, si afferma:

  • l’atteggiamento delle autorità civili verso le unioni omosessuali è assai articolato: “… a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno; a volte promuovono il riconoscimento legale di tali unioni, con il pretesto di evitare rispetto ad alcuni diritti, le discriminazioni di chi convive con una persona dello stesso sesso; in alcuni casi favoriscono persino l’equivalenza legale delle unioni omosessuali al matrimonio propriamente detto, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere alla adozione di figli” (l’Osservatore Romano, Edizione settimanale, venerdì 8 agosto 2003).
  • Occorre opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, al riconoscimento legale delle unioni omosessuali: “ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o alla applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza”.

Quindi, per la dottrina tradizionale della chiesa: l’omosessualità è intrinsecamente un male, un sovvertimento dell’ordine della creazione ma bisogna distinguere tra (1) orientamento omosessuale (disposizione costituzionale) e (2) comportamento omosessuale:

il primo non viene scelto liberamente dalla persona, sfugge alla libertà dell’individuo e quindi non può essere peccaminoso.

Il secondo è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

(Lv 20,13) (Gen. 18,16) (Rm 1, 26/32) (1 Cor. 6,9/10) (1 Tm. 1,9) (Sant’Agostino, Confessioni, c.III, p.8) (San Pier Damiani) ecc.

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Another beautiful day! Praise the Lord.

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IN HOC SIGNO VINCES




INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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WARNING!!! This blog is heretic repellent ...


MODERN CATHOLICS SEE THE CHURCH AS AN ‘OLD-FASHIONED’ DISCRIMINATORY INSTITUTION OF WHICH THEY ARE ASHAMED – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL DIE TO DEFEND IT.

MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.