Il mio compagno, la mia compagna

Mi lascia sempre tristemente perplessa l’udire una donna che chiama compagno colui che le vive accanto. Il compagno, di solito, è l’estraneo che per caso hai incontrato per strada e che sceglie di camminarti a fianco. Per contro la convivenza maritale di un uomo con una donna non può che radicarsi nell’amore e l’amore che, se è vero e autentico, ripudia il calcolo, rifiuta la precarietà, aborrisce la sola ipotesi della scadenza e traduce, d’istinto, l’occasionalità dell’incontro in perennità ed esclusività di comunione.

Forse sono passati i tempi che rendevano credibile ed esaltante la sovrana legge dell’amore? Ciò che rattrista è il fatto stesso di doversi porre queste domande e di scoprire che non è più di moda chiamare sposo o sposa l’uomo o la donna che ti vive accanto nell’intimità della casa. Si ha l’impressione che le nuove generazioni ritengano umiliante e poco dignitoso fare dono di sé all’altro, convinte di non aver nessun bisogno di rimediare alle proprie pochezze e di colmare le insufficienze della propria identità, sigillando la loro reciproca scelta con il mastice dell’amore.

La civiltà dell’io invadente e prepotente ed egoista, ci sta togliendo la voglia di godere le gioie dello spirito che provengono solo dal dono di sé e ci fa aggressivi, inducendoci a trasformare in cose anche le persone. L’uomo che si fa compagno della donna ha scelto di non sbilanciarsi, si è rifiutato di accreditarle fiducia, riservandosi il diritto di far uso della sua libertà quando e come gli parrà più conveniente che giusto.

12 Responses to “Il mio compagno, la mia compagna”


  1. 1 Hayal'el March 15, 2010 at 15:55

    Ritengo che è sempre la solita storia delle responsabilità:
    la legge naturale ci dice che la forma di amore più bella e che soddisfa di più i bisogni del nostro cuore è quella coniugale, che dura tutta la vita e che corrisponde ad una unione profonda vincolata ufficialmente.
    Quando non si ama veramente non si è disposti al sacrificio, così non si è disposti nemmeno ad amare completamente il marito o la moglie. Per questo motivo si sceglie di essere compagni, qualcosa di fragile ed effimero, che senza dubbio non soddisfa il bisogno di amore dell’uomo

  2. 2 Fedro March 15, 2010 at 16:13

    Non sono sposato ma convivo ed abbiamo un bellissimo bimbo. Il matrimonio proprio per come la vedi tu è una paura per me, la paura di essere lasciato magari e dover oltretutto passarle gli alimenti. Ok per il bimbo ma per le donne proprio no. Avete le gambe andate a lavorare. Io mi sento tranquillo e in pace con la mia compagna.

  3. 3 Ludo March 16, 2010 at 08:33

    Il vero amore innanzitutto è per sempre, infatti quando dico di amare una persona, non le sto implicitamente dicendo che può contare su di me, che le sarò sempre vicino, qualunque cosa accada?
    L’amore a tempo determinato non è vero amore, l’amore che ama per il proprio interesse, che amore è?, se è per egoismo non è amore, perchè l’amore è dare e non ricevere.

    L’ideale di famiglia iscritto nel Cattolicesimo è molto alto: tratta l’uomo e la donna come esseri capaci di grandi virtù, di sacrificio di sé, di promesse solenni di fedeltà “nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non ci separi”. L’uomo di oggi, infedele e meschino, aspirante al grande fratello e ai posti di velina, pronto a prostituirsi fisicamente o intellettualmente pur di guadagnare qualche soldo in più… quest’uomo non può che avere in odio gli ideali del matrimonio e della famiglia perché se questi sono veri, allora è lui ad essere falso, e non è vero che tutti sono bassi e meschini come lui.

  4. 4 Hayal'el March 16, 2010 at 12:18

    Scusa se ti interpello, Fedro. Fossi tua moglie mi seccherebbe un po’ quello che hai scritto.
    Perché hai paura? Se tu la ami e lei ti dice che ti ama, di quell’amore bellissimo che dura tutta la vita, non ti fidi? Se l’amore è sincero, vero e grande non c’è niente di cui aver paura perché lo sai che non verrai lasciato mai. È come un bambino che si fida di sua mamma: sa che lei non gli avvelenerà il cibo che mangia e che gli vorrà sempre bene, anche se diventasse un mascalzone.

  5. 5 Fedro March 16, 2010 at 16:41

    Salve Hayalel, e perchè le dovrebbe seccare? La mia compagna ha i piedi per terra e non è una sognatrice (come mi pare lo siete tutti voi cattolici praticanti). Guardati in giro. Anche i miei genitori si sono giurati eterno amore poi si sono lasciati perchè hanno perso la testa per altre persone. Mica è colpa loro, no?
    Ludo dice che l’ideale di famiglia per il Cattolicesimo è molto alto, io dico che è impossibile. Guardati intorno.
    Io non voglio offendere nessuno ma mi sembra che voi cattolici vivete in un’altro mondo. Anch’io, essendo italiano, sono stato battezzato ma sono anni che non metto piede in chiesa e il mio bimbo non l’ho battezzato. Sono capitato su questo blog per caso e mi sono interessato un pochino a questo gruppo di cattolici che si definiscono tradizionali. Vi ammiro e vi rispetto ma quello che cercate di spiegarci e di vivere mi sembra un’utopia.

    Se io dovessi comportarmi da mascalzone verso mio figlio e la mia compagna, perchè lei dovrebbe accettarlo? Perchè pretendete che le persone vivano una vita infelice e da disgraziati?

  6. 6 Gianluca March 16, 2010 at 17:18

    1 – Scegliere di “convivere” senza sposarsi può rivelare l’inconscia volontà di non assumersi impegni “per sempre”. Significa non riconoscersi parte viva e vitale della società e della comunità; ritenere il proprio amore un fatto solo privato.
    2 – Sposarsi solo civilmente – pur essendo battezzati – significa ignorare la propria identità personale, segnata in modo indelebile dall’amore di Cristo.
    3 – Sposarsi “in chiesa” spesso esprime solo la volontà di celebrare “il rito nuziale” nella chiesa-edificio, non sostenuti da solide motivazioni di fede.
    4 – Sposarsi “nella Chiesa” esprime la volontà di celebrare il proprio matrimonio – come “evento di salvezza” – nella chiesa-comunità a cui si aderisce, animati da solide motivazioni di fede.

    Solo la decisione di “sposarsi nella Chiesa” dice che vogliamo sposarci perché ci amiamo “nel Signore” e ci riteniamo “membri vivi” della comunità. Non scegliamo il semplice “rito” cristiano del matrimonio, ma vogliamo celebrare il matrimonio come cristiani che si amano.

  7. 7 Cinzia March 17, 2010 at 08:10

    Caro Ludo …. mi vuoi sposare? 😉

    Scherzi a parte. Sono d’accordo con voi tutti! Mi trovo in una situazione difficile quanto mai. Cattolica praticante, tradizionale, grandissima fede … ma divorziata.

    Vi assicuro che mi trovo come un pesce fuor d’acqua in tutti i campi.

    Quando mi sono sposata per la seconda volta, volevo sposarmi in chiesa perche’ per me un matrimonio celebrato senza la presenza di Dio non vale niente. La Chiesa Cattolica mi ha detto di no – Allora mi sono sposata in una chiesa protestante, che per me significava “meglio” della spiaggia o del municipio o del giardino botanico.

    Sono trascorsi molti anni da quel divorzio – un fiume di lacrime – enorme senso di colpa – pero’ la mia fede e’ rimasta intatta, anzi si e’ rinforzata assai. Rimane il dubbio del peccato mortale, della possibilita’ di finire all’inferno, rimane il fatto che la chiesa Cattolica non mi puo’ dare l’assoluzione …

    Che fardello ragazzi!!!

    Voi che ne dite? Scusate se parlo con franchezza ma cio’ che avete scritto tutti quanti mi sta molto a cuore. Scusate l’Italiano non perfetto, e scusate anche se parlo di me.

    Un saluto a tutti.

  8. 8 James Rosario March 17, 2010 at 09:48

    Sono contento, Cinzia, che ti esprimi con sincerità e al mio parere non vedo ancora chiarezza su due cose 1) Se eri infelice con il primo matrimonio e non vedevi assolutamente nessuna possibilità di ricostruire la vostra vita matrimoniale. 2) Se ciò che mancava nel primo matrmonio hai trovato in questo secondo.
    Il Matrimonio è sacramento e quindi in quanto sacramento ha un elemento di eternità che è l’amore di Gesù che sostiene la voglia di 2 persone di diventare marito e moglie. Ma quante coppie che dicono davanti il Signore e la chiesa mantengono l’intimità con Gesù per ricevere la Sua forza. San Tommaso d’Acquino dice che la grazia non sostuisce la natura e quindi perchè la grazia faccia il suo lavoro dobbiamo fare il nostro – quello della nostra natura. Poi è normale avere paura di una decisione fatta per tutta la vita MA NESSUN uomo è capace di fare una scelta per tutta la vita. Sono sacerdote e ho passato per tant momenti di dubbi e la voglia di mollare tutto e tornare a casa MA ciò che mi ha sostenuto è l’amore bello di Gesù nella Parola e sacrificato presente nell’Eucaristia e mio innamoramento che mi ha portato a seguirlo 21 anni fa. L’uomo è un essere nel tempo e quindi tutto ciò che fa è anche determinato nel tempo MA è Cristo il fondamento del sacramento (Sua morte e risurezzione). La disperazione è un peccato grave e devi fidarti dell’amore infinito di Gesù!

  9. 9 Cinzia March 17, 2010 at 11:19

    Grazie Father James per la tua risposta … eccellente! e no, non sono in preda alla disperazione. Mi fido, si, dell’amore infinito di Gesu’ – ma ci sono pur sempre i comandamenti – penso che non basta dire “I’m very sorry” e tutto e’ okay. Surely it’s not that simple!

    Sono d’accordo con Fedro quando dice che l’ideale della famiglia per il Cattolicesimo e’ impossibile. La Chiesa Cattolica esige la perfezione nel matrimonio, ma noi esseri umani siamo imperfetti – quindi e’ davvero un ideale impossibile da sostenere. Chi di voi ha mai constatato un matrimonio perfetto? Anybody?

    God bless you Father James. Thanks again for writing. Truly appreciated. Ciao! 🙂

  10. 10 Parunzein March 17, 2010 at 15:00

    ..La Chiesa Cattolica esige la perfezione nel matrimonio, ma noi esseri umani siamo imperfetti – quindi e’ davvero un ideale impossibile da sostenere..

    Impossibile da sostenere senza Dio.
    Impossibile da sostenere solo con le nostre forze.

  11. 11 sivan March 17, 2010 at 15:57

    È appunto la paura d’impegnarsi in una scelta definitiva.
    Se ne è parlato spesso: scelta definitiva. Al di fuori della fede, l’affermazione non può che alimentare il sospetto e la paura.
    Dentro la fede c’è invece l’abbandono nelle braccia dell’amante.

  12. 12 Censorina March 17, 2010 at 22:21

    Mi sto accorgendo che il Matrimonio è anche un fatto culturale. Io l’ ho fatto 41 anni fa con grande fede in Dio e nei momenti difficili ripenso alle promesse davanti all’ altare, ma, a quel tempo, anche chi non aveva fede vera si sposava tranquillamente (in Chiesa o in Municipio) pensando che sarebbe stato per sempre. Negli ultimi decenni è cambiato tutto, è diventato tutto provvisorio e ormai pochi si sposano: molti convivono anche potendosi sposare. Non so spiegarmi questo. Nessuno più si stupisce di nulla. Ecco perchè penso a un fatto culturale. Quanto al termine “compagno” non mi piace proprio: mi dà l’ idea di persone dello stesso partiro politico, non di famigliari. Vedremo.


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INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

“Oremus pro beatissimo Papa nostro Benedicto XVI: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.”



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THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.