Cristiani nella discarica

Benvenuti all’inferno, nel girone dei cristiani”.

Cercando cibo in una discaricaCon queste parole accoglie i suoi pochi visitatori Sister Emmanuelle, l’angelo or-mai anziano che ha svolto un lungo apostolato a sostegno delle masse di diseredati del quartiere degli zibellin, i raccoglitori di rifiuti del Cairo. La strada è fangosa, e man mano che si procede la fanghiglia aumenta sempre più, si diparte dall’arteria principale per addentrarsi in un quartiere fetido dove Rubbish dump recyclingabitano alcune decine di migliaia di Cairoti di religione cris-tiano-Copta indaffarati a raccogliere il pattume di 16 milioni di abitanti e a vedere cosa si può riutilizzare.

Più in là bambini e animali da cortile razzolano nella montagna sempre più consistente dei sacchi di spazzatura, che deborda sulla strada fangosa al di fuori dei magazzini; sono spesso piccoli abbandonati dai genitori, a volte orfani, Fonte di vita da una discaricaper lo più malati, che le sisters di Madre Teresa di Calcutta raccolgono e assistono nel loro centro religioso nel cuore del quartiere. Gli zibellin, umili spazzini del Cairo, si accendono e quasi si infiammano in occasione della ricorrenza del Natale Copto.

Quel giorno è tutto un brulicare di formichine umane in festa; luci, stelle filanti: tutto il quartiere partecipa al gran giorno dimenticando almeno una volta all’anno i gravi problemi che lo affliggono. Alla sommità della arteria principale, una strada impastata di pattume, i fetidi miasmi lasciano spazio a un più gradevole profumo di incenso: è il primo sentore della grande chiesa ricavata in una roccia, che domina il quartiere.

I got here first!In questo luogo di pace accogliamo e diamo as-sistenza spirituale e mate-riale a chi ne faccia domanda”, spiega Abuna Marcos, giovane prete Cattolico tra gli zibellin da qualche anno.

Il governo”, continua con amarezza, “non fa nulla per questi poveracci, anche perché appartengono a una religione diversa e per loro inferiore a quella islamica. Anche nelle scuole, dove l’insegnamento del Corano è impartito regolarmente, si ha crescente difficoltà a leggere o solo a presentare il Vangelo”.

Dal Diario di Sister Pauline delle Sisters of Mercy, Egitto

18 Responses to “Cristiani nella discarica”


  1. 1 hayalel October 28, 2009 at 11:35

    Poveri piccoli. Una toccante testimonianza che dovremmo far conoscere il più possibile

  2. 2 david pierini October 28, 2009 at 11:40

    bellissimo questo post…
    finalmente mi sento a casa mia a mio agio nella spazzatura…
    come invidio questi poveri che sono i benedetti dal Signore…
    come invidio la loro semplicità di vita…darei tutto quello che ho per un pizzico della loro beatitudine…e poi io non sono uno difficile nel mangiare e mi troverei soddisfatto anche di quegli avanzi e ringrazierei Dio…
    come lo ringraziò san Francesco un giorno quando in cammino con un suo compagno e stremati dalla fame scorsero qualche pezzo di pane duro sopra un tronco…
    il suo compagno restò deluso per tale miseria ma il santo lo rimproverò dicendogli…o miserabile che disprezzi la mensa preparata dalla divina provvidenza…
    e così quei cumuli di spazzatura sono la mensa preparata dalla divina provvidenza per quei figli prediletti del Signore.

    io sono un povero in spirito e vedo le cose con gli occhi dei poveri…nelle immagini della spazzatura di Napoli dove tutti vedono vergona e infamia…io vedo in quei cumuli di spazzatura tanta grazia di Dio in cui tanti affamati del mondo si potrebbero saziare. Invito Benedetto XVI ed il suo seguito qualche volta ad andare a pranzo in quel ristorante per far sentire ai poveri che Dio è ancora in mezzo a loro.

  3. 3 Cinzia October 28, 2009 at 11:51

    Mannaggia!! Ma com’e’ possibile cio’ nel terzo millennio?

    Chi troppo e chi niente … e io sono una che ha troppo – e mi sento cosi’ amareggiata e colpevole a vedere queste foto. Perche’ di solito non ci penso … penso solo a tirare avanti con la mia vita piena di egoismo e di materialismo.

    Che Cristiana sono? Solo una schifezza totale.

    Questi bambini fra un po’ saranno tutti in paradiso – al primo posto – posti speciali riservati tutti per loro e per tutti i bambini che non hanno mai avuto niente di niente .. i piu’ poveri dei poveri.

    Che mondo orribile che e’ questo ragazzi …. una vergogna infinita. 😦

    Quando Gesu’ ci chiedera’ cosa abbiamo fatto per i poveri, i malati e quelli in prigione, che cosa diremo?

  4. 4 Asmarina October 28, 2009 at 12:06

    Gabriella I have first hand knowledge of people here in Port Elizabeth living off the “tip” as it is called. I have been with my husband on one occasion and I cannot go again…it was too terrible.

    My husband works for a “food bank” charity work and some Fridays he has to go to the tip where they discard food that has gone off from the warehouses where it is stored to feed the hungry and poor.

    When we arrived at this rubbish damping grounds the people there that live off this food…animals and people alike men, women, children, came running towards the truck…we had to close the doors and windows as they became rather vicious in fighting with each other for the scraps…..and the stink…it was unbearable…..and the flies; to think that people have to fight each other for scraps….what indeed has this world become!!!!and the animals too were there jumping on the truck etc….it was not nice I tell you….that it hell on earth ! I know exactly what is spoken about here.

  5. 5 david pierini October 28, 2009 at 14:00

    Non dobbiamo tanto piangere per i poveri che vediamo nelle foto di questo post perché la loro eredità sarà grande quanto per noi e per i nostri figli che viviamo immersi nella spazzatura morale, che è molto peggiore…e non si trova più nemmeno in chiesa qualche avanzo di autentica spiritualità per cibare le anime nostre.
    Gesù non si è dato troppo da fare per sfamare i poveri ma si è dannato l’anima per la nostra liberazione interiore…la sola che conta.
    Chi segue fedelmente Gesù non deve tanto badare a saziare il corpo perché la fame è venuta in eredità ad un quarto dell’umanità come castigo per il peccato…vedi apocalisse…e per quanto ci si ingegni non la si può sconfiggere…ma deve comunicare ai poveri la capacità di accogliere qualsiasi destino sia loro riservato…

  6. 6 Ludo October 28, 2009 at 15:30

    Che disgrazia!
    E pensare che milioni (letteralmente) di Italiani si recano a Sharm el Sheikh ogni anno, proprio lì vicino a questi bimbi!
    Scommetto che neanche uno di questi allegri vacanzieri ha visitato la discarica!

    Per fortuna che c’è la Chiesa! La Chiesa che è presente in tutto il mondo in mezzo ai più poveri dei poveri e sostiene questi santi missionari nel loro lavoro.

  7. 7 Jacopo P. October 28, 2009 at 16:22

    Non cominciamo a criticare la Chiesa e i Vescovi prima di informarci bene.
    Il bene che ha fatto, da secoli e secoli, e che ancora fa la Chiesa nessuno può negare.
    Smettiamola di pensare solo al male di alcuni suoi membri.
    Pensiamo solo al bene che sta facendo la Caritas in Italia e la Caritas è l’organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana, l’unione permanente dei vescovi cattolici in Italia) per la promozione della carità. Con il 14 per cento di indigenti e la più forte disuguaglianza tra ricchi e poveri, l’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di ingiustizia sociale.

    Dice il vicepresidente Caritas Francesco Marsico durante una recente intervista: «Sempre più spesso i parroci chiedono istruzioni ai vescovi, non sanno come comportarsi di fronte a disperazioni insolite. È da loro che approda l’idraulico stravolto: «Non mi pagano le fatture, se pago i fornitori non mi restano i soldi per il riscaldamento». È a loro che la coppia benvestita confessa: «Abbiamo comprato casa, poi io ho perso il lavoro e ora la rata ci ammazza». Bussa e ti sarà aperto, chiedi e ti sarà dato. Ma quando a bussare, in lacrime, sono i penultimi, i terzultimi, e non i più poveri dei poveri, il prete cosa deve dare? «In termini evangelici la Chiesa non può mai chiudere le porte – risponde da Vicenza don Giovanni Sandonà – in termini pastorali, ossia storici, deve misurare i suoi sforzi perché non siano né un anestetico sociale, né uno sgravio di responsabilità dei doveri pubblici». Don Giovanni coordina le Caritas del nord-est, dove la crisi sta facendo saltare i distretti industriali che sembravano la cornucopia degli sghèi, e dove negli ultimi mesi le richieste di aiuto ai parroci sono cresciute del 50 per cento.

    Emergenza: e la Chiesa italiana ha deciso di rispondere come ci si mobilita per un terremoto («l’uragano», l’ha definito il cardinale Bagnasco), senza chiedersi a chi spetta. Natale scorso l’annuncio della diocesi milanese ha fatto tutto il rumore che voleva fare: un fondo monetario per chi perde il lavoro, avviato con due milioni di euro dal cardinale Tettamanzi. Santo ammortizzatore sociale.
    Qualche ironia laica. Le forti critiche dell’opposizione al governo. Ma «siamo sommersi da telefonate delle diocesi che vogliono fare come noi», conferma don Davide Milani, portavoce del cardinale.
    Mantova, Torino, Prato, Genova, Bologna aprono fondi speciali, a Savona il vescovo Lupi versa diecimila euro dal suo conto privato (somma appena ereditata dalla famiglia). Tuttavia quello milanese non è l’unico modello possibile per la nuova carità. Don Sandonà ne individua tre: «L’uso intensificato di strumenti tradizionali, come a Roma e nel Sud. La creazione di strumenti del tutto nuovi, come a Milano. L’adattamento al nuovo di strumenti tradizionali, che è la nostra strada». Scelte diverse secondo la situazione locale, non in conflitto, ci tiene a dire: «Fossi stato a Milano avrei fatto come loro».

    Con 220 sedi diocesane e migliaia di gruppi parrocchiali la Caritas può rivendicare d’essere la più capillare e la più importante rete di ascolto del bisogno, e sa rendere flessibili localmente le risposte. A Roma, spiega Alberto Colaiacomo, «l’onda dei licenziamenti non è ancora arrivata, qui dobbiamo far fronte all’acutizzarsi dei problemi di famiglie già al limite». E la risposta è l’Emporio della Solidarietà di via Casilina, supermarket dalla spesa prepagata per 1000 famiglie che attutisce la vergogna del “pacco alimentare”. Esperienza imitata a Prato e Firenze. Ma se ti spingi fino ad Andria, in Puglia, dove il miracolo economico del tessile è tramontato, capisci che riempire il frigorifero a famiglie dal reddito vaporizzato non basta più. Come una dozzina di altre diocesi, don Domenico Francavilla avviò qualche anno fa uno sportello di microcredito come risorsa anti-usura per piccole imprese: ha dovuto riconvertirlo in supporto per famiglie, quelle a cui basterebbe una sommetta che colmi il vuoto fra un contratto precario e un altro, ma proprio per questo non sono “bancabili”. Per ora funziona, «ma se la crisi peggiora e aumentano i prestiti non restituiti non ce la faremo». Lo sanno alla Caritas di Rimini, che ha dovuto sospendere le erogazioni dopo aver fatto girare due milioni di euro perché gli insoluti hanno superato il 50%. «Ci sarà anche qualche furbo – è l’amaro commento – ma nella maggioranza dei casi si tratta di persone che proprio non ce l’hanno fatta».

  8. 8 Federico Sangallo October 28, 2009 at 17:10

    … Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?”
    Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. (Giovanni 12, 1-11)

    “I poveri li avrete sempre con voi” Forse Gesù vuol dire che non dobbiamo preoccuparci dei poveri, visto che sempre ci saranno dei poveri? O vuol dire che la povertà è un destino imposto da Dio? Come capire questa frase? In quel tempo le persone conoscevano l’Antico Testamento a memoria. Bastava che Gesù citasse l’inizio di una frase dell’AT e le persone già sapevano il resto. L’inizio della frase diceva: “I poveri li avrete sempre con voi!” (Dt 15,11a). Il resto della frase che la gente già sapeva e che Gesù volle ricordare è questo: “Per questo vi ordino: aprite la mano a favore del vostro fratello, del povero e dell’indigente, nella terra dove voi risiedete!” (Dt 15,11b). Secondo questa legge, la comunità deve accogliere i poveri e condividere con loro i suoi beni. Ma Giuda, invece di “aprire la sua mano a favore del povero” e di condividere con lui i suoi beni, voleva fare carità con il denaro degli altri! Voleva vendere il profumo di Maria per trecento denari ed usarli per aiutare i poveri. Gesù cita la Legge di Dio che insegnava il contrario.

    Per noi oggi: non facciamo come Giuda che vuole vendere le cose degli altri per aiutare i poveri – cioè: perché continuare a criticare le nostre parrocchie (il parroco va in giro in macchina, perché non la vende e da i soldi ai poveri; perché il vescovo non vende la sua croce d’oro, ehilà: il mio prete è proprietario di una casa, etc., etc.). Non facciamo questo. Mettiamoci piuttosto le mani in tasca, alziamoci dalla comoda poltrona, rechiamoci in parrocchia, e aiutiamo sinceramente, col cuore, coloro che aiutano tutti i giorni i poveri del nostro quartiere.

  9. 9 Andrea October 28, 2009 at 17:54

    Questa storia fa molto riflettere. Ci fa vedere la nostra ricchezza,o meglio,la nostra miseria. Siamo miseri nell’avere,non siamo niente nel nostro avere tutto. Noi non sappiamo chi siamo,perchè siamo assopiti nel nostro avere. Loro,invece,quei bambini,sanno almeno di essere veramente poveri.
    E veramente poveri sono davanti al Signore. A volte la tradizione ci ha abituato a immaginare Gesù nel Suo Regno circondato in primis dai suoi apostoli o da Pietro. In realtà io penso che Gesù sia circondato prima di tutto da loro,dagli ultimi,da quelli che il mondo considera come rifiuti,da questi bambini e da altri. Il giardino di Dio,sarà pieno di bambini. La dicarica non è forse anche metafora del fatto che il mondo li considera come rifiuti,se pure indirettamente? Questi bambini pagano la nostra iniquità. La loro sofferenza riflette quella di Dio,che va cercandoci nella discarica di questo mondo. E’ quendo ci trova,Gesù fa grande festa con ciò che trova.

    Fa bene il Papa,che nel suo libro,Gesù di Nazareth,parla del “non di solo pane”. Non solo pane,ma anche tutto il resto,amore vero,trasmissione di valori,vero spirito di carità. Perchè anche se si mandasse una volta ogni tanto solo pane(evidentemente riferendosi soprattutto alla FAO,con il motto “fiat panis”),i problemi non si risolverebbero,perchè se non cambiamo noi,se non cambia una parte,con l’apertura alla verità,non si cambierà nulla e ci sarà sempre chi soffrirà a cusa nostra,specialmente gli ultimi tra gli ultimi.

    E’ interessante questo paragone “i primi dei primi,gli ultimi degli ultimi”. I piccoli bambini di 5 anni tra le discariche,i vecchi leader della terra tra cene,pranzi e inviti di palazzo. Ed è vero,un giorno il Signore ci chiederà “Cosa ne vete fatto del talento ricevuto,del posto in alto che vi ho dato? Cosa ne avete fatto? L’avete sotterrato nelle vostre sacche e per le vostre sacche o lo avete investito responsabilmente(se non per vera carità almeno per senso di dovere) per ciò che è buono e giusto(non necessariamente in chiave religiosa,ma di buona coscienza umana)? Allora??? …. … …. Anche per questo motivo,guai a noi se vogliamo desiderare i primi posti nel Regno Celeste,perchè la buona coscienza dovrebbe spingerci a dire e ad essere felici che questi bambini vedano e gioiscano di Dio,molto molto molto infinitamente molto più di noi peccatori(meritevoli di inferno).

    Shalòm

  10. 10 Miranda October 28, 2009 at 20:40

    Molto belle tutte le vostre riflessioni.
    Si, Andrea, anch’io immagino Dio in cielo circondato dagli angeli e da tutti i bambini perchè gli ultimi saranno i primi e gli ultimi degli ultimi sono proprio i bambini, i più indifesi, quelli che oggi buttiamo via perchè danno fastidio al nostro modo di vivere, perchè se li facciamo nascere non possiamo più lavorare, divertirci, fare i cavoli nostri!

    Si pensa che il bene lo facciano i grandi, i ricchi, i potenti, che i cambiamenti siano operati da gente straordinaria. Ma mentre queste persone che fanno del bene alla società vedono il loro nome e le loro azioni esaltate dalla televisione e dalla stampa, ci sono dei piccoli di questa terra, gli sconosciuti, il cui nome non verrà mai pubblicato da nessun giornale o canale televisivo, che riescono a fare delle cose straordinarie.

    Di tanto in tanto non sarebbe male riconoscerli ed imparare da loro il segreto di fare il bene senza tanta fanfara.

    Grazie Gabriella.

  11. 11 Laura October 28, 2009 at 22:44

    Questi bambini mi lasciano un profondo senso di impotenza.
    Sono loro il vero senso della vita.

  12. 12 Cinzia October 29, 2009 at 00:46

    E’ proprio vero che se questi bambini vivono in mezzo alla spazzatura materiale per sopravvivere, la stragrande maggioranza del resto del mondo oggi vive nell’immondizia morale e spirituale.

    Per questi bambini le sofferenze di questo mondo saranno brevi rispetto alla beatitudine eterna che li aspetta.

    Mentre per tanti ricchi ed egoisti ma poveri di moralita’ e di spiritualita’ la faccenda sara’ tutta alla rovescia.

    Allora in fondo e in un modo che tanti vedrebbero come molto “strano” c’e’ da invidiare questi poverelli. Si dovrebbe pensare “vorrei essere come loro.”

    ps: Vedo che e’ sempre la Chiesa Cattolica in mezzo ai poveri, ai malati, ecc. a fare opere buone. Sono cresciuta in Kenya e anche li ho constatato per molti anni sempre la Chiesa Cattolica ad aiutare i poveri e gli emarginati. Non ho mai visto i mussulmani – proprio mai – e nemmeno altre denominazioni …..

    EVVIVA la nostra Chiesa!!!! 🙂 L’unica che mette in pratica quello che predica

  13. 14 African Observer October 29, 2009 at 10:02

    On one of my frequent trips to Cairo I remember distinctly once noticing with alarm a little 10 or 11 year old little girl in the middle of the road. Dressed in rags, and dirty, she was holding a most beautiful red rose in her hand. Presumably to sell. But the cars hooted and the traffic continued to swirl around her relentlessy. She must have been in extreme danger in that polluted,menacing, noisy and chaotic environment.
    It is etched in my mind forever. And I am not sure why either. Perhaps it was that smile on her face?

  14. 15 Cinzia October 29, 2009 at 10:05

    Parunzein, your comment says it all – speaks volumes.
    Bravo – il migliore commento che dice proprio tutto.

    I like it. 🙂

    God bless you!

    Iacopo: sei fantastico! mi hai aperto gli occhi un bel po’ – grazie

    Quante belle riflessioni su questo post.

  15. 16 sabrina October 29, 2009 at 16:26

    Rather than always criticize the churches that do actually help the poor….what about the governments ?! what are they doing for their people who elected them…….how are they using the taxpayers money ? Our ex minister of finance; Trevor Manuel has just spent R1.2 million on a car!!!!!!!!ridiculous.
    what about houses for the poor here in South Africa, so many live in shacks.
    I know a lot of churches (different denominations including the Catholic church) that help with food parcels in the townships for the very poor and clothing. St Vincent de Paul too does a lot here in my community.

    What an upside down world!

  16. 17 Shania October 29, 2009 at 17:34

    I agree with you Sabrina. People always critizise the church but it looks like they are the ones doing something, governments are sleeping and what about the joke that is FAO which costs us taxpayers not a little.

    Even in my country we have the Catholic St. Vincent de Paul society. I think, after Caritas, they are the second biggest in the world, without counting the missionaries of course.

    Chow.

  17. 18 Gabriella October 29, 2009 at 17:40

    Per tutti voi che mi avete chiesto un contatto per le suore che lavorano con i zibellin, eccolo:

    For Egypt, Libya, Malta, Northern Sudan, Tunisia, Algeria:

    Missionaries of Charity
    43 Rue Kamel Sidki
    Fagalah, Cairo, Egypt
    Tel.: 20-2-590-4326

    L’indirizzo mi è stato gentilmente fornito da Brian di
    http://www.abookofeverything.blogspot.com/

    Un grazie di cuore, Brian, da parte di tutti.


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INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

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The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
******

Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

Causa nostrae laetitiae




“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

Iesus vero ait eis - Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire - talium est enim regnum caelorum.




“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



Lo Spirito Santo


Uno dei Suoi nomi è "Consolatore"!




Confession

Confession heals, confession justifies, confession grants pardon of sin. All hope consists in confession. In confession there is a chance for mercy. Believe it firmly. Do not doubt, do not hesitate, never despair of the mercy of God. Hope and have confidence in confession.




“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.