Caro prete ti scrivo …

Ti ho incontrato ieri, in un bar, con pantaloni beige e una camicia aperta fin quasi alla cinta e vorrei ricordarti che  l’obbligo dell’uso dell’abito ecclesiastico non è una fisima conservatrice o reazionaria, né tanto meno una esasperazione dei fedeli legati alla Tradizione.

Massimo, Simon e Carl

Il Codice di Diritto Canonico vigente dice: “I chierici portino un abito ecclesiastico decoroso secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali”.  E stabilisce che “Salve le prescrizioni per le celebrazioni liturgiche, il clero in pubblico deve indossare l’abito talare o il clergyman”.

Il Direttorio della Congregazione per il Clero così recita: “In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero – uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri – sia riconoscibile agli occhi della comunità, anche per l’abito che porta, come segno inequivocabile della sua dedizione e della sua identità di detentore di un ministero pubblico.  Il presbitero dev’essere riconoscibile anzitutto per il suo comportamento, ma anche per il suo vestire in modo da rendere immediatamente percepibile ad ogni fedele, anzi ad ogni uomo, la sua identità e la sua appartenenza a Dio e alla Chiesa.  Il non uso dell’abito ecclesiastico da parte del chierico può manifestare un debole senso della propria identità di pastore interamente dedicato al servizio della Chiesa …”.

Il mancato uso dell’abito ecclesiastico non è qualcosa che attiene alle disquisizioni più o meno puerili tue o dell’altro buon prete che conosci, ma attiene alla plateale disubbidienza di preti che se ne infischiano della Chiesa e delle sue leggi.  Ma, cosa ancora più grave, attiene anche alla ormai eclatante desistenza dell’Autorità: né i vescovi né la Santa Sede si preoccupano minimamente di rendere il comportamento dei preti coerente con gli obblighi da essi stessi liberamente assunti, avallando di fatto una situazione che suggerisce a chiunque l’idea che la Chiesa, in fondo, non è altro che una qualsiasi ‘repubblica’.

Ora, se nella Chiesa ognuno può fare come gli pare, e per primi voi preti, come si potrà mai pretendere che i fedeli rimangano fedeli, appunto, alle leggi del Signore?  E se voi preti siete liberi di fare quello che più vi aggrada, come potete mai pretendere di essere ascoltati con un minimo di autorevolezza quando predicate dai pulpiti?

20 Responses to “Caro prete ti scrivo …”


  1. 1 Actarus July 16, 2009 at 10:15

    Cara Gabriella, sono un ragazzo di 16 anni e vorrei anch’io fare una “critica” ai sacerdoti di oggi e dargli anche un umile consiglio. Carissimi sacerdoti, perchè non volete più indossare l’ abito talare? E’ il vostro segno di riconoscimento, perchè ve ne vergognate? Personalmente credo che una parte consistente della Chiesa abbia frainteso le norme del Concilio Vaticano II. Molti, vedendo un sacerdote in abito talare, suo “distintivo”, gridano allo scisma!!! Perchè vedendo un carabinere in divisa o un medico con il camice o una suora oppure un frate che indossano il proprio abito non si dice nulla? Secondo me basterebbe ascoltare un po di più i consigli di Papa Benedetto XVI, che molte volte non si esprimono con le parole, ma con l’ esempio dei gesti. Per esempio basti pensare alle 6 candele sull’ altare con la croce in mezzo durante le sue celebrazioni. Se da me si chiede al parroco di predisporre l’ altare come su esempio e consiglio del Papa per avere una maggiore centralità del Cristo e non del sacerdote che è solo un mediatore, mi si risponde che devo tacere poichè così sono iniziati gli scismi dopo il Concilio…Ma che centra in questo caso il Sacro Concilio voluto dallo Spirito Santo stesso. Ecco, cari sacerdoti, un giorno entrerò anch’io in seminario e cercherò di seguire le regole, che non vuol dire essere distaccati dal mondo, ma significa essere “nel” mondo e non “del” mondo!!! Comunque non bisogna fare di tutta l’ erba un fascio, ammiro molto i sacerdoti e spero un giorno di divenire un giorno come loro, amanti di Cristo e della Chiesa ed esempio per i fratelli! Spero cara Gabriella che tu posti il mio intervento! Domenico, Siracusa

  2. 2 Tonio_81 July 16, 2009 at 12:36

    Sono i tempi. questi terribili tempi. tutto è diventato sbiadito… il motivo? questa gente non crede più in quel che fa. La religione è stata sostituita dal sentimento, e sappiamo tutti quanto sono istabili i sentimenti umani. non più la solida razionalità della fede, una Sapienza matura capace di muoversi agilmente tra il Sacro e il Profano. Il Sacro è stato dimenticato, ed è rimasto il profano sacralizzato. orrore!

    Ciao Gabriella, hai davvero un ottimo blog.

    Ricopio qui inoltre il commento che ti ho lasciato da me sull’ERESIA DELL’INFORME, rinnovo l’invito a procurartelo, libro stupendo per davvero.

    ——
    Ciao Gabriella è molto strano quello che lei mi dice, ma nemmeno troppo (basti pensare che sia la Coletti che la DelSanto, due tra le librerie online cattoliche più famose… non c’è l’hanno!). Io l’ho trovato sul filo (era l’ultima copia, dato che è andato a ruba)alla libreria ambrosiana di Varese. Non essendo di Roma non sono in grado aiutarla, ma sono certo che se lo ordina glielo procurano, però deve fare in fretta, tra qualche giorno i fornitori chiudono per l’estate, e se ne parla a settembre. un caro saluto, torni a trovarmi🙂

  3. 3 Miriam Bertoli July 16, 2009 at 13:59

    Ho imparato a preferire il prete con la talare, e che agisce coerentemente (come tanti preti anziani), piuttosto che certi altri (e non sono pochi, giovani e non più giovani) che si dicono moderni solo perché si vestono da borghesi (e in realtà lo sono anche e soprattutto “di dentro”).
    Certo, non è l’abito che fa il monaco. Tanto meno certi abiti che abbiamo nel cuore, e cioè il politically correct, la pace a tutti i costi, visuali da perfetti visionari, mentalità o modi di pensare “alla moda”, ecc. Che paraocchi, mio Dio!
    A chi si meraviglia perché ancora oggi il mio vecchio parroco porta la talare, lui risponde un po’ risentito: “Sai perché? Per non stare alla moda, dal momento che adesso è di moda vestirsi come tutti! Mi piace andar contro corrente!”
    Lui preferisce portare un po’ di nero “fuori”, ed essere “bianco” dentro.

    Tonio, anch’io ho preso lo spunto sulla lettura e oggi vado in cerca del libro – spero di trovarlo qui a Genova🙂

  4. 4 Lavinia July 16, 2009 at 14:28

    ORRORE — Anche molti vescovi vanno vestiti “alla moderna”. Te li vedi alla televisione e non sai chi sia il giornalista e chi il vescovo …..😦 😦
    Questo è un dirigente della Società San Paolo, Don Sciortino, prete manager in giacca e cravatta! 😦 😦
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29575girata.asp
    VIVA LA TALARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Che belli i giovani sacerdoti della foto !!!!!!!!!!!!!!!

  5. 5 Jeja92 July 16, 2009 at 19:19

    E’ incredibile che debbano essere i laici a tirare i preti per i jeans e dire loro: rendetevi visibili.
    Ma non chiedono mai agli “altri” come vorrebbero che fossero?
    Ma non hanno mai chiesto a noi giovani come vogliamo che sia il prete? Se lo facessero, sono sicura che scoprirebbero che la gente non vuole affatto che il prete sia “come gli altri”, perché un punto di riferimento deve essere diverso per forza.

    Certo, è vero che l’abito non fa il monaco ma un buon monaco se lo mette, anche perché non ha alcun motivo per toglierselo😉

  6. 6 Ester July 16, 2009 at 19:24

    Carissima Gabriella,
    volevo ringraziarti per i complimenti. E volevo anch’io farli a te per il tuo blog, e per questo post in particolare.

    L’uso dell’abito talare è parte integrante della vita del sacerdote, perché rappresenta la sua appartenenza totale a Cristo Gesù. È un richiamo anche per noi laici: ci ricorda che Gesù è sempre presente in mezzo a noi tramite la Chiesa, in modo particolare nel sacerdozio.

  7. 7 Brian July 16, 2009 at 22:27

    Gabiella,

    Sono d’accordo – è così importante per i sacerdoti (e monache) di indossare i loro abiti religiosi. Qui, in New Jersey, è stata inviata una lettera con l’arcivescovo autorizza Diaconi permanenti di indossare abiti clericali, vale a dire Romano Collare, in determinate circostanze, come la prigione ministero, visite ospedaliere.
    Vorrei dire che la maggior parte dei candidati diaconi diacono e non si desidera indossare il collare. Molte persone saranno molto confuso. Molti sono già confusa circa il diaconato permanente. Naturalmente, se l’Arcivescovo decide di rendere la norma, che dovremo seguire.

    Dio benedica ..

  8. 8 anonimus July 17, 2009 at 13:24

    vive la libertè! L’abito non fa il monaco… hi hi hi …per tutti hè! l’importante è che non vada oltre la decenza. Personally,non ci vedo nulla di male se un vescovo va in tv con giacca e cravatta. Addirittura anche ratzinger,quando insenava all’università era in giacca..se non erro! hi hi hi
    Penserei di meno al formalismo. Gesù aveva una normale veste(o non so come si dice) degli uomini del suo tempo. Era bianca,quasi a simboleggiare l’interiorita? L’essenza delle cose e non l’apparenza? L’esempio delle cose semplici di Gesù è sempre meraviglioso! Quello che conta per tutti,siano essi preti o non preti,è che non si superi la decenza,come le “scollature mondane” con l’intento preciso di colpire gli occhi dell’osservatore a motivo di seduzione fisica.Altrimenti quello si che è un problema!!!!(ma non vale sole per i preti e le monache)(infatti,solo perchè non si è monache o preti si potrebbero indossare tutti gli abiti che si vuole? Non credo proprio!!!)
    Peansiamo a don mazzi(per ritornare all’ambito strettamente clericale) che addirittura si veste con le felpe colorate! ha attirato tanti giovani! Neanche io le metto quelle felpe che sono un ragazzo laico di 20(non le mettevo neanche a 15!) anni all’antica! hi hi hi hi
    Ovviamente sono considerazioni puramente personali e può darsi che mi sia sbagliato.

    by anonimus pellegrinus temporum et “amicus missae tridentinae”

  9. 9 anonimus July 17, 2009 at 13:36

    Attenzione…volevo precisare una cosa…se no poi non ci dormo la notte! hi hi hi All’inizio mi riferivo strettamente alla “libertà” riguardante soltanto la questione dell’abito.(e poi mi sembra di aver spiegato bene,e ripeto,sono solo considerazioni personali). Non ho fatto e non intendo fare nel modo più assoluto cenno al libertinaggio di tipo rivoluzionario o mondano. E che si sappia……il libertinaggio è peccato!
    L’importante è che ci si vesta in maniera dignitosa ed evangelica.

    ciao a tutti

  10. 10 Laura July 17, 2009 at 16:33

    Caro anonimus,
    dc ke l’importante è ke nn vada oltre la decenza e dc l’essenza delle cose nn è l’apparenza OK sono d’accordo e in queste 2 cose ci vedo bene la talare🙂
    dc – formalismo. Chiederesti – formalismo ai carabinieri, ai militari, ai boi scaut?
    don mazzi?? felpe arcobaleno!! è 1 disubbidiente!
    1 vescovo in tv in giacca e cravatta?? è 1 disubbidiente!
    e poi io e le mie amiche nn ci andremo mai e poi mai e poi mai a confessarci da 1 clerico ke assomiglia ad 1 mezzobusto!
    saluti a tti

  11. 11 Evelina July 17, 2009 at 16:59

    Vado con Laura🙂

    Ma sono d’accordo con te Anonimus per le “scollature mondane”.
    Siamo circondati, specialmente d’estate. Aiuto!
    Non ne posso più di vedere seni di fuori, mutande di fuori, etc.!

  12. 12 anonimus July 17, 2009 at 19:14

    Cara Laura,
    carabinieri,militari e boyscaut? Giustamente fai riferimento,ma è altrettanto giusto ricordare che vestono principalmente l’abito ufficiale quando sono “in servizio”. Molti generali,ad esempio,vestono in giacca e cravatta o con gli abiti che vogliono,quando sono a casa o a spaSso,o comunque fuori servizio.
    E a maggior ragione,il lavoro del prete è lavoro “di cuore”,che va al di là dell’abito.

    by anonimus

  13. 13 anonimus July 17, 2009 at 19:28

    hi hi hi…sempre io…
    anche qualche prete(e non solo il prete) potrebbe fare obiezione,e cioè,potrebbe lamentarsi per il fatto che voi donne(non tutte) che praticate le parrocchie(non solo per la messa) andate nel tempio con abiti,che sembrano decenti ma che forse non lo sono e che potrbbero creare qualche interferenza! Bisognerebbe andare con le lunghe vesti! del resto,gli uomini avrebbero minori problemi nel vestire…😀

    di nuovo saluti!;)

  14. 14 Don Alfredo July 17, 2009 at 19:34

    “La missione dei sacerdoti è ecclesiale – ha affermato papa Ratzinger – perché nessuno annuncia o porta se stesso, ma dentro e attraverso la propria umanità, ognuno deve essere ben consapevole di portare un Altro, Dio stesso, al mondo. Dio è la sola ricchezza che, in definitiva, gli uomini desiderano trovare in un sacerdote”.
    Proprio da questa consapevolezza nasce la necessità di essere, anche attraverso l’abito che si indossa, immediatamente riconoscibili come “uomini di Dio”.
    Il sacerdote, anche quando non esercita, deve essere “segno” – soprattutto in un momento storico come questo in cui c’è purtroppo la tendenza a secolarizzare ogni cosa. Penso che le parole del papa siano soprattutto un richiamo alla credibilità che un sacerdote deve comunicare, e la sua credibilità non passa solo attraverso la sua pastorale, ma anche attraverso la sua persona, attraverso il suo modo di stare nel mondo, e non nell’essere del mondo. Intendo dire che spesso si pensa che per entrare in confidenza con i ragazzi, ad esempio, sia necessario avvicinarsi al loro modo di essere, anche nell’abbigliamento. Sbagliato. Un sacerdote deve sempre ricordarsi chi rappresenta e non deve mai snaturare la sua essenza.

    Caro ANONIMUS, un “uomo di Dio” non è mai “fuori servizio”😉
    Sapessi quante volte mi chiamano di notte, a Pasqua, a Natale … e quante volte persone sconosciute mi hanno fermato per strada perchè mi hanno riconosciuto come prete grazie alla mia talare.

    Una Santa Domenica a tutti i lettori di questo bel blog e un saluto particolare a BRIAN che, se ho capito bene, è un Diacono Permanente🙂

  15. 15 anonimus July 17, 2009 at 22:50

    Certo che non è mai fuori servizio,altrimenti no avrei detto quello di cui sopra. Io mi riferivo strettamente all’ambito liturgico. Dopodichè,il sacerdote è sempre in servizio,come lo è un soldato! Quello che voglio dire è che non è l’abito a fare il prete(ed a me l’abito mi piace),ma è l’Essenza sacerdotale che fa del sacerdote un prete(e ripeto che a me l’abito mi piace). Ma quando devo rapportarmi alla verità delle cose,e cioè,devo rinunciare anchi’io a cio che mi piacerebbe(e cioè a parte di me stesso) e parlare a favore delle cose vere. Non poso certo crearmi delle illusioni,anche perchè uno spirito di servizio fondato sulla verità,e non sull’illusione,sarebbe molto più efficace. Io sono un grandissimo sostenitore di Ratzinger,per cui,non vorrei essere frainteso… Percui,anche se l’abito secolare antico è bellissimo,e vorrei una chiesa tradizionalissima,devo però rinunciare a qualche forma di mia vanità,per rispettare la Verità. Su ciò che ha detto Ratzinger sono pienamente d’accordo. D’altra parte,anche Ratzinger non ha mai detto che un prete non debba guidare(come pretenderebbero invece alcuni fedeli,o non indossare una tuta e delle scarpe da ginnastica per fare una corsetta fuori…anzi.Ho sentito parlare di altri che pilotano aerei! Conosco un serio sacerdote,ad esempio,che fa arti marziali. Cosa ci sarebbe di male? Nulla penso! Ripeto,non vorrei essere frainteso e magari passare per uno che pensa cose mai pensate. l’importante è che non si superi la decenza. Ad esempio,conviene che un fedele entri in Chiesa con abbigliamento adatto(neanche una minima scollatura) Allo stesso modo,il prete,se cammina fuori,cammini pure col jeans,ma forse la camicia sbottonata fino in giù è troppo. Se una cosa è sbagliata dobbiamo certo dirla o farla capire,ma non possiamo certamente mai giudicare. Pensiammo se abbiamo l’abito giusto o non giusto,ma facciamoci anche questa domanda: quante volte ci siamo spogliati dell’abito regale nel nostro cuore? A questo punto dovremmo indosare tutti la tunica del grande S.Francesco(che nulla ha a che vedere con la tunica dei francescani moderni). La tunica di San Francesco,infatti, era stata creata ruvidissima e pesantissima per scopi di penitenza. Cosa vuol dire questo? Si era vestito prima nel cuore! E non era neanche prete,solo un semplice diacono dei suoi tempi. Non era S.Francesco un uomo di Dio?
    Pace e bene

  16. 16 anonimus July 17, 2009 at 22:56

    …spero di aver scritto cose buone 😐 …se non sono buone chiedo perdono a Dio.
    di nuovo pace e bene

  17. 17 Gemma Gennari July 18, 2009 at 09:28

    Si, certamente, hai scritto cose buone, Anonimo.

    Nessuno dice il contrario: la bontà di un sacerdote, il suo servizio per la verità, la sua umiltà, ecc., tutto nasce dal cuore ed è il fulcro del sacerdozio. Quello che noi rileviamo è l’ubbidienza (il post di Gabriella è chiaro).
    Quando il Papa dice di vestire da preti, di ricordare che la preghiera è molto più importante dell’assistenza sociale, ecc., l’ubbidienza a quello che dice (è una guida) aiuta anche i fedeli a non cadere nel caos e non cominciare a credere in cose ridicole come “il prete non può guidare”, ecc.
    E poi a rifletterci bene, la talare aiuta anche il sacerdote a ricordargli la sua vocazione, all’umiltà, a ricordargli che egli è un punto di riferimento, che egli rappresenta Cristo – sinceramente, non credi che per un prete vestito come te è molto più facile cadere in tentazione? Sono uomini anche loro!
    Certo, “l’essenza sacerdotale” come la chiami tu ce l’aveva anche P. Kolbe quando era vestito solo col pigiama del campo di concentramento ma oggi perchè si deve scegliere tra l’abito o l’essenza? L’abito aiuta e fa riconoscere quest’essenza.

    Per quanto riguarda i fedeli che dovrebbero entrare in chiesa vestiti modestamente – sono d’accordissimo. Un po’ di buon senso! Tempo fa Gabriella ha scritto un bel post sulla modestia nel vestire – che non vuol dire vestirsi male!🙂

  18. 18 don Marco July 18, 2009 at 23:24

    non sono così sicuro che l’abito sia così importante e che sia manifestazione di fedeltà al papa…
    Mi sa che la strada del vangelo è molto più irta…
    E ve lo dice uno che il clergyman (non la talare, perchè l’ho sempre considerata una spesa inutile) lo usa frequentemente e sempre per farsi riconoscere. Soprattutto laddove potrebbe generare fraintendimenti o poca chiarezza io uso sempre l’abito.
    Ma uso anche i calzoncini quando sono al mare, abbiate pazienza…
    ciao Gabriella e grazie della visita al mio blog.
    buona domenica

  19. 19 Cosimo July 19, 2009 at 09:49

    Caro Don Marco, un buon Cattolico lo sa che la strada del Vangelo è molto irta ma noi buoni Cattolici almeno ci proviamo a seguirla e vogliamo essere guidati da sacerdoti che sono sacerdoti dentro e fuori! Che sono sempre vestiti da sacerdote perché questo significa che non è sufficiente predicare bene la domenica, ma essere sacerdote e testimone di Cristo fino in fondo, ogni minuto della giornata.
    E tu che porti il clergyman sei uno di quei pochi preti moderni da ammirare perché sei ubbidiente alle direttive della congregazione per il clero sull’obbligo dell’abito ecclesiastico (non certo al mare, è ovvio).
    Ho fatto un’indagine su librofaccia tra molti giovani italiani – clergyman o talare o borghese? – le risposte: talare 70%, clergyman 23%, borghese 7%!!!
    Ma davvero il completo pantaloni e giacca scuri da mettere con il clergyman costa meno di una talare? Mi sembra strano ma sono convinto che un fedele che te ne regala una si trova sempre.
    Io sono di Brindisi e qui, un paio di anni fa, nel corso di un incidente stradale un ferito grave individuò un sacerdote tra i presenti dall’abito e lo fece chiamare “mi confessi padre per favore che sto per morire”. Quest’uomo poi sopravvisse, rintracciò e andò a trovare il sacerdote; il ferito ormai guarito, vestito da prete “sono un sacerdote anch’io ed ora ho capito l’importanza di essere riconoscibile…”.
    Buona Domenica… vado a Messa.

  20. 20 Cinzia July 19, 2009 at 12:35

    Gabriella, I am sure you have plenty of riveting subjects up your sleeve for future posts. But if you ever want to and have the time, I would love an article on St John Maria Vianney. I believe this year is the 150th anniversary of his death and it is because of him that Pope Benedict decreed this year to be the year for priests.

    Thanks!


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INDIFFERENTISM is a mortal sin; a condemned heresy. That's the Catholic view of the matter. INDIFFERENTISM paves the way to MORAL RELATIVISM. I have been accused of the opposite of ‘Indifferentism’, which is defined as ‘Rigorism’, and the charge is not without some merit. I believe in a rigorous following of Church doctrine and in strict accuracy in proper Catholic catechesis, and I openly attack watered-down Catholic doctrine and catechesis whenever and wherever I encounter it. Many friends scold me saying that for me it’s either my way or the highway. But here’s the thing … it’s not my way; I didn’t make up all (or any of) the rules of Catholicism. I’ve been told “you’re too rigid in your doctrine,” as if it were my doctrine. When it comes to Catholic catechesis, there is only one Church teaching, and it is represented in the Catechism of the Catholic Church. I’m prepared to defend any item in it, against any opponent. I draw the line at ‘indifferentism’ and ‘moral relativism’. All belief systems are not the same. The ones who push it the most are the ones who seek to replace it with something less. Again, indifferentism paves the way to moral decay. Don’t let it seep into your thinking. May you please God, and may you live forever.

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MODERN CATHOLICS WOULD JUST AS SOON LEAVE THE CHURCH FOR A TRENDY ALTERNATIVE IF THEY DON’T GET THEIR WAY – A TRADITIONAL CATHOLIC WILL REMAIN UNTIL THE END OF TIME.


THE CHURCH MILITANT NOW, MORE THAN EVER, NEEDS STRONG WARRIORS.




The Catholic Church doesn’t need progressives, Nor does it need Reactionary Conservatives - It badly needs Catholic Traditionalists that practice faith, hope and charity. So don’t be shy! Come forward.

“When Christ at a symbolic moment was establishing His great society, He chose for its corner-stone neither the brilliant Paul nor the mystic John, but a shuffler, a snob, a coward - in a word, a man. And upon this rock He has built His Church, and the gates of Hell have not prevailed and will not prevail against it. All the empires and the kingdoms have failed because of this inherent and continual weakness, that they were founded by strong men and upon strong men. But this one thing - the historic Catholic Church - was founded upon a weak man, and for that reason it is indestructible. For no chain is stronger than its weakest link.”
(G.K. Chesterton)



Anno Sacerdotale

Pope Benedict XVI has declared a “Year for Priests” beginning with the Solemnity of the Sacred Heart of Jesus on June 19, 2009. The year will conclude in Rome with an international gathering of priests with the Holy Father on June 19, 2010.
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Quest'anno sia anche un'occasione per un periodo di intenso approfondimento dell'identità sacerdotale, della teologia del sacerdozio cattolico e del senso straordinario della vocazione e della missione dei sacerdoti nella Chiesa e nella società.
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Let your light so shine before men that, seeing your good works, they may glorify your Father in Heaven. (Matthew 5:16)
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In Domino laudabitur anima mea.





"That sense of the sacred dogmas is to be faithfully kept which Holy Mother Church has once declared, and is not to be departed from under the specious pretext of a more profound understanding."- Pope Leo XIII, Testem Benevolentiae

Nessuno di noi entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle proprie gambe, fiero di essere un Cattolico e capace di testimoniare la sua Fede.
Ci stiamo comportando come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è affatto vero. Penso che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere tutti i Cattolici a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.




Cantate …


Cantate Domino canticum novum. Cantate Domino omnis terra. Cantate Domino et benedicite nomini Ejus. Annuntiate de die in diem salutare Ejus.

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“We can believe what we choose. We are answerable for what we choose to believe”.
(John Henry Newman)



Pueris manus imponit

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“There is another essential aspect of Christianity: the interior, the silent, the contemplative, in which hidden wisdom is more important than practical organizational science, and in which love replaces the will to get visible results”.
(Thomas Merton)



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Confession

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“Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l'averlo già fatto”.
(G.K. Chesterton)



"Whatsoever I have or hold, You have given me; I give it all back to You and surrender it wholly to be governed by your will. Give me only your love and your grace, and I am rich enough and ask for nothing more."

(St. Ignatius of Loyola - Spiritual Exercises, #234)



"Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a mio fratello e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede".
J.R.R. Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre.






Be on your guard; stand firm in the faith; be men of courage; be strong. (1 Corinthians 16:13)




“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.